Domenica pomeriggio, sul palco di Casa Besta è andato in scena l’ultimo spettacolo della rassegna 2024-25 dei Monologanti. A chiudere la stagione è stata la compagnia Arione de Falco con Storia di un no, uno spettacolo intenso, e necessario, nel cuore dell’adolescenza, tra amore, identità e consapevolezza.
Una scena vuota, due attori, nessuna scenografia. Eppure, in Storia di un no, scritto e interpretato da Annalisa Arione e Dario de Falco, il palco si riempie di vita, di emozioni, e soprattutto di parole difficili da pronunciare, ma necessarie da ascoltare. La protagonista è Martina, una quattordicenne come tante, che vive con un padre affettuoso e teneramente goffo. Avviluppata nelle mille esperienze dell’adolescenza, è alla ricerca del primo bacio, che arriva con Alessandro: bello, sicuro di sé, con una felpa firmata e un ciuffo curatissimo. Lui dice di amarla subito; lei, con qualche esitazione, contraccambia il sentimento. Ma presto quell’amore si trasforma in qualcosa di diverso: un bisogno di controllo, una gelosia soffocante, una forma di possesso da parte di Alessandro. E così, tra parole taciute, piccole concessioni, e gesti sempre più invadenti, Martina inizia a sentire crescere dentro di sé un “no”, prima confuso, quasi imbarazzato, poi sempre più pressante, e infine chiaro e inarrestabile.
Quel “no” – che da istinto si articola in un gesto di resistenza – rompe una dinamica tossica e innesca un cambiamento. Perché anche Alessandro ha alle spalle un ambiente dove l’amore si mescola alla violenza, dove il padre impone e la madre subisce – una dinamica che si rispecchia nella relazione con Martina. Ma quando Martina gli si sottrae, rilasciando quel “no” dalla pancia, Alessandro comincia a vedere. Interviene, per la prima volta, durante un litigio familiare che rischia di esplodere. E da lì parte un effetto domino: Martina dice no ad Alessandro, Alessandro dice no alla violenza del padre, il padre dice no a sé stesso, accettando un aiuto dall’esterno.
Frutto di un lavoro profondo, iniziato con laboratori teatrali e riflessioni sul tema dell’identità e delle relazioni, Storia di un no si regge sull’essenzialità. Tutto prende forma attraverso la forza espressiva di Annalisa Arione e Dario de Falco, che con gesti, voci e corpi danno vita a un intero mondo emotivo. È grazie a questa nudità scenica, accompagnata dalla sottile colonna sonora di Enrico Messina, che lo spettatore viene trascinato nell’universo di Martina e nelle sue emozioni più profonde. Ogni pensiero, paura, desiderio prende corpo con chiarezza, in un racconto che esplora con sensibilità e ritmo serrato i confini spesso ambigui tra amore e possesso.

Lo spettacolo invita a dare un nome alle emozioni, perché – come recita una delle sue frasi chiave – “a volte le emozioni arrivano prima delle parole per spiegarle”. Solo così può prendere forma un’educazione sentimentale sana, capace di dimostrare come chi subisce non sia mai dal lato del torto e come dire basta possa cambiare la propria storia e quella degli altri.
Con Storia di un no, i Monologanti si congedano dal pubblico (per ora) con un messaggio potente e necessario: imparare ad ascoltarsi, riconoscere ciò che fa male, e avere il coraggio di dire basta. È un finale che lascia il segno e che, ancora una volta, testimonia come il teatro diventi uno specchio in cui riflettersi e uno spazio dove crescere. I Monologanti e il palco di Casa Besta – che, insieme agli sponsor, hanno ricevuto un caloroso ringraziamento da Begoña Feijoó Fariña per il loro prezioso sostegno – si riconfermano non solo come un appuntamento culturale prezioso e di qualità, ma anche come un luogo di incontro vivo e capace, oltre a divertire, di mettere al centro le emozioni, i conflitti e le domande del nostro tempo.















