Un’immersione profumata e sorprendente nel cuore della Valposchiavo si è tenuta nella giornata di sabato 24 maggio in occasione del tanto atteso Festival delle Erbe Spontanee in cui gruppi di appassionati e curiosi hanno partecipato alle escursioni dedicate alla scoperta del tesoro verde che ci circonda.
L’iniziativa ha offerto ai partecipanti un’esperienza multisensoriale, guidandoli attraverso i prati e i sentieri alla scoperta di sapori, profumi e tradizioni spesso dimenticate.
Il Festival si è rivelato un successo, attirando un pubblico eterogeneo desideroso di approfondire il legame tra uomo e natura. Le escursioni, una la mattina e una il pomeriggio, hanno incarnato perfettamente lo spirito della manifestazione, focalizzandosi sull’identificazione delle piante spontanee e sulle loro inaspettate applicazioni culinarie.
“Spesso consideriamo ‘erbacce’ ciò che in realtà è un prezioso ingrediente per la nostra tavola”, ha spiegato Barbara Bianchi, guida esperta che ha condotto il gruppo attraverso la campagna poschiavina. Un fattore importante è il nome delle piante: infatti, è importante utilizzare il nome scientifico, la nomenclatura latina, come strumento univoco per evitare confusioni dovute ai diversi nomi locali attribuiti alle stesse piante. Un aspetto cruciale sottolineato durante l’escursione è stata la distinzione tra piante commestibili e piante tossiche o addirittura velenose. “Sono poche le piante tossiche e pochissime quelle velenose – spiega la guida – ed è importante conoscerle tutte per consumarle in sicurezza”; alcune piante infatti, come l’ortica, possono sviluppare tossicità con la crescita.
Ma quali sono queste “erbacce” che possono arricchire la nostra cucina? La visita alla scoperta delle erbe spontanee ha svelato un mondo insospettabile di sapori e possibilità.
Molti hanno riconosciuto il farinaccio (Chenopodium album), descritto come uno “spinacio selvatico” ancora più gustoso, con fiori commestibili perfetti per una frittata. La borsa del pastore (Capsella bursa-pastoris), una delle prime a spuntare in primavera con i suoi caratteristici semi a forma di cuore, è stata indicata come ottima sia cruda che cotta. Immancabile il tarassaco (Taraxacum officinale), con il suo gambo cavo, versatile come cicoria o catalogna e dal sapore amarognolo mitigabile con limone o in abbinamenti agrodolci.
La passeggiata è proseguita alla scoperta del caglio bianco (Galium mollugo), dalle foglie lisce e morbide ideale crudo o in zuppa, con fiori decorativi, e per creare un passato come caglio vegetale. Pochi sapevano della commestibilità della vite americana (Parthenocissus quinquefolia), con le sue cime e foglioline dal gusto acidulo perfette in insalata o sbollentate. Le delicate pratoline (Bellis perennis) note a tutti, con fiori e foglie eduli, hanno stupito con la loro capacità di “chiudersi” e “riaprirsi” come decorazione su una vellutata.
Un profumo aromatico ha accompagnato la presentazione della salvia dei prati (Salvia pratensis), ottima in tisana, pastella, minestre e insalate, con un sapore simile alla salvia comune, ma più speziata. Un chiaro avvertimento è stato lanciato nei confronti del ranuncolo (Ranunculus), pianta tossica da evitare anche come decorazione.
La distinzione tra le diverse varietà di ortica è stata chiarita: quella con il gambo liscio (la cosiddetta “falsa ortica”) non punge ed è anch’essa commestibile, così come la cima di quella urticante. La piantaggine lanciuola (Plantago lanceolata) invece, con il suo fiore dal sapore intenso e la foglia che ricorda il porcino, si è rivelata un’ottima aggiunta a insalate e pesti, oltre alle sue proprietà cicatrizzanti e la possibilità di ricavarne uno sciroppo per la tosse.
Il mondo delle leguminose si è aperto con la veccia (Vicia), da consumare prevalentemente cruda, con cime e fiori dal sapore di pisello. Il trifoglio (Trifolium), sia rosa che bianco, è stato indicato come commestibile soprattutto in questo periodo, prima che diventi fibroso. La delicata viola mammola (Viola odorata), da utilizzare anche in vellutate miste con l’ortica, ha aggiunto un tocco di colore alla passeggiata.
Il silene (Silene vulgaris), con i suoi fiori “scoppiettanti” e le foglie tenere perfette in padella o minestra, ha incuriosito i partecipanti. La borraccina (Sedum telephium), pianta grassa dalle proprietà dissetanti, ha offerto un’interessante prospettiva sull’uso delle piante succulente.
Il luppolo (Humulus lupulus), noto soprattutto per la birra, ma commestibile nelle sue cime per frittate e pasta, ha sorpreso molti. L’acetosella (Oxalis acetosella), dal sapore acidulo simile al limone, è stata suggerita per insalate e salse rinfrescanti. Il caglio attaccaveste (Galium aparine), con le sue cime dal sapore più intenso del caglio bianco, ha chiuso la carrellata delle erbe prima della profumatissima achillea millefoglie (Achillea millefolium), le cui piccole foglie aromatiche sono perfette in insalata o tritate in minestra e dalle proprietà antidolorifiche. Infine, il raponzolo (Campanula rapunculus), con le sue cime gustose anche crude, ha rappresentato un’ulteriore gemma nascosta del territorio.
Le erbe descritte sono solo una piccola parte della ricchezza botanica che ci circonda, un assaggio delle innumerevoli possibilità che la natura offre alla nostra tavola e al nostro benessere. Oltre agli utilizzi menzionati, queste e molte altre erbe selvatiche possono arricchire salse, ripieni, liquori, infusi e perfino diventare ingredienti inaspettati in dolci e pane.
Il Festival delle Erbe Spontanee, con le sue attività e la passione dei suoi organizzatori, si è confermato un appuntamento fondamentale per chi desidera aprire gli occhi – e il palato – alle meraviglie nascoste nel verde che ci circonda, oltre che per la promozione della biodiversità e delle tradizioni locali.















