Nei giorni scorsi numerose iniziative hanno coinvolto centinaia di cittadini: scolari, studenti, insegnanti, studiosi, amministratori e persone interessate a non dimenticare i tragici momenti vissuti da genitori e nonni nella prima metà del Novecento.
Sabato 17 maggio sono state messe a dimora (e i frutti verranno di sicuro) due “pietre d’inciampo” a Montagna e a Tirano per ricordare Alessandro Lavelli e Camillo Lorenzo Svanosio, deportati dai nazisti.
Si è ritenuto lodevolmente opportuno aggiungere a spiegazione tre convegni (a Sondrio, Montagna e Tirano) ed un libro.
E partiamo proprio dalla carta. “Speranze e tragedie sul confine” il titolo. Autori 40 studenti delle classi Quinte del Liceo Donegani di Sondrio, coordinati da due docenti: Carla Maria Fay e Mariella Londoni e sostenuto da Argonaute, meritoria associazione che si cura della Storia, soprattutto al femminile (ricordiamo per esempio il loro noto documentario sulle lavoratrici valtellinesi in Svizzera).
Già l’immagine di copertina, ripresa nel testo, è di impatto terrificante: infatti in primo piano un’alta cancellata con la famigeratissima insegna presente in tutti i KZ nazisti:”Arbeit macht frei”. Dietro si impone una umanità dolente, incredula. Sono gli internati: il secondo da destra è don Giovanni Battista Tavasci (Gordona, Valchiavenna). L’istantanea è stata scattata a Dachau il 29 aprile 1945, giorno della liberazione da parte dell’esercito americano.
Il primo capitolo illustra lo scenario storico-politico in Italia e in Valtellina
Un esempio riguarda la stampa locale: unico periodico consentito il fascistissimo “Il Popolo Valtellinese”. Gli studenti hanno voluto leggere encomiabilmente tutti gli articoli comparsi dal 1938 al 1945. Ecco come ricordano una delle pagine più buie del fascismo: « (Nel novembre del 1938) vengono pubblicati i “Provvedimenti per la difesa della razza” adottati dal Consiglio dei Ministri». E nel settimanale, già il 16 novembre «viene esplicitamente affermato che la Provincia di Sondrio è razzisticamente e linguisticamente la più pura tra le province alpine».
Capitolo secondo: “L’incontro con i perseguitati”
Qui grazie anche alla preziosa collaborazione di Tiziana Marino, direttrice dell’Archivio di Stato di Sondrio vengono pubblicati illuminanti documenti.
Vedi lo schizzo del percorso da seguire per raggiungere il confine consegnato ad Angela Todesco. (1)

Purtroppo Todesco non riuscì a passare, fu catturata e poi assassinata ad Auschwitz, come si evince anche dalla pietra di inciampo posata a Firenze. Nel dopoguerra ci fu un processo contro i “passatori” accusati di collaborazionismo e di appropriazione dei beni dei fuggiaschi: assolti, pare, “per insufficienza di prove”.
Ci furono episodi riprovevoli, ma la solidarietà umana rifulse in tanti altri episodi. Citiamo alcune figure che ebbero prezioso aiuto da persone di nazionalità elvetica.
Ecco come la storica Fausta Messa racconta e quel che racconta viene riportato dagli studenti in questo secondo capitolo.
Alessandrina Zanetti Molinari, risiedeva a Madonna di Tirano, in via Rasica, via che troveremo di nuovo più avanti: «con la sua autorevolezza e le sue conoscenze, aveva creato una rete di collegamenti da e per la Svizzera, per assicurare la salvezza a chi doveva fuggire dall’Italia. Una sua aiutante era Anna Gemma Svanosio, che lavorava in una modisteria di Madonna e aveva l’incarico di recarsi a Milano per portare e raccogliere la corrispondenza tra chi si era rifugiato in Svizzera e i congiunti rimasti in città. Il luogo di raccolta e di smistamento della posta era a Brusio, nel negozio della signora Mascioni. Orsola Garile Rampa era un’altra giovane donna che si prodigava nel salvataggio di persone perseguitate. Era di nazionalità svizzera, ma essendo sposata con un signore di Tirano, poteva varcare la frontiera legalmente. Sandrina e Orsola furono arrestate e consegnate all’autorità tedesca nella primavera del ’44, portate a Fossoli, poi deportate a Mauthausen, da cui fecero fortunatamente ritorno. Gemma fu catturata a febbraio del’45, rimase in carcere prima a Tirano, poi a Sondrio (fino alla Liberazione)».
Un ultimo caso riguarda Luciano Codignola, universitario genovese ventiquattrenne. Così gli studenti sondriesi raccontano sinteticamente la vicenda: «Intenzionato ad espatriare chiede aiuto ad Alessandrina Zanetti, che ha già favorito parecchi espatri anche con l’aiuto del maestro Mario Paganini di Poschiavo…».(2)
Purtroppo l’espatrio non riuscì e Codignola venne arrestato, ma sopravvisse alla prigionia. Nel dopoguerra si occupò di Cinema e di Teatro. Fu docente all’Università di Urbino e proprio grazie a lui che scattò in chi scrive un intensissimo amore per il Teatro.


Il terzo capitolo è intitolato: Gli uomini delle Istituzioni
Vengono presentate le figure di tre aguzzini e di un capo partigiano (il tenente colonnello dei Carabinieri Edoardo Alessi).
Nella quarta parte o troviamo le motivazioni che hanno indotto a posare le pietre di inciampo.
In particolare l’attenzione si è concentrata su Camillo Lorenzo Svanosio.
Nato a Villa di Tirano nel 1897 partecipò alla Prima Guerra mondiale. Dal suo matrimonio nacquero cinque figli. Per sette anni, commerciando frutta e verdura, visse a Celerina. Permanenza che ebbe almeno un effetto negativo. Infatti dopo il rientro a Villa il figlio Eugenio non venne ammesso alla classe elementare successiva perché parlava poco l’italiano e molto il romancio!
Nel 1936 trasferimento in via Elvezia, a qualche centinaio di metri dal confine di Piattamala, per gestire una trattoria con alloggio e un negozio di generi alimentari.
Arriviamo all’atto finale. Ecco quanto riportato rispettivamente nel Foglio matricolare e nel Registro degli atti di morte del Comune di Tirano: “Morto in campo di eliminazione di Mauthausen in Germania (sic) “ “in seguito a esaurimento e sevizie”.

Ma perché Svanosio era stato deportato?
Illuminante del contesto un rapporto di un poliziotto della Confinaria fascista. Costui scrive il 10 febbraio 1944: «…gravissimo è il contrabbando in grande stile…un altro pericolosissimo servizio è quello della corrispondenza che donne appositamente inviate ne portano a sacchi…(quando i tedeschi si recano in montagna) al loro apparire sentono fischi, canti e segnali di qualsiasi genere da parte della popolazione dei paesetti di Baruffini, Roncaiola ecc. e sia della Guardia di Finanza ivi in servizio».
Il “servitore dello Stato” arriva all’abominio scrivendo: «Questi miserabili …meritano il disprezzo e l’odio di tutti, mentre provvedimenti draconiani invoca il popolo contro questi traditori della Patria. Per questi motivi il Comando tedesco ha deciso di far venire a Tirano le famose SS Germaniche per far piazza pulita…I paesi da distruggere sono già segnati e cioè Baruffini, Roncaiola e altre case situate nelle montagne del confine…Io ero del parere di chiedere che tutta questa gente venisse internata in campi di concentramento e le abitazioni bruciate e fucilati coloro che fossero trovati in possesso di generi che è palese la destinazione». (3)


Meno di un mese dopo Svanosio fu arrestato e cominciò il suo calvario.

Di Alessandro Lavelli sappiamo poco. Nato a Lecco (1924) da madre originaria di Montagna in Valtellina. In servizio come Marconista ad Udine, dopo l’armistizio dell’8 settembre1943 fu deportato in un campo di lavoro in Sassonia. Fu uno dei 600 mila militari che si rifiutarono di tornare in Italia per combattere nelle file della risorta Repubblica mussoliniana. Morì a guerra finita per una grave tubercolosi polmonare contratta probabilmente per le durissime condizioni di prigionia.
Da ultimo ci piace ricordare che studenti dell’Istituto Pinchetti di Tirano hanno realizzato il cofanetto ligneo, servito a portare in posa le pietre di inciampo. Posa che è avvenuto al suono di due valenti violinisti dell’indirizzo Musicale del Pinchetti.


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1) ASSo, Corte d’Assise Straordinaria di Sondrio, Busta n.8, Fascicolo n.170.
2) ASSo, Corte d’Assise Straordinaria di Sondrio, Busta n.5, Fasc.n.77. Il processo ai responsabili celebrato nel dopoguerra, finì sostanzialmente in nulla.
3) ASSo, Corte d’Assise Straordinaria di Sondrio, Busta n.5, Fasc.n.1.
La pubblicazione delle foto dei documenti dell’Archivio di Stato di Sondrio è stata autorizzata (vedi n.6/2025)
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Nella parte introduttiva iniziale vengono presentate le dichiarazioni di tutti i promotori delle iniziative. Però meglio sarebbe dire promotrici, visto che la proporzione è di sette donne ed un uomo, e non è un dato trascurabile.















