Omaggio a Boccaccio – La voce del Decameron risuona in Casa Torre

0
263

Sabato sera, Casa Torre ha ospitato un omaggio a Giovanni Boccaccio con una serata dedicata alla lettura in musica del Decameron, organizzata dalla Pgi Valposchiavo. Un evento che, nel 650° anniversario della sua morte, ha saputo restituire tutta la forza narrativa e il fascino di uno dei padri della lingua italiana.

A dar voce ai testi boccacciani sono stati due interpreti d’eccezione: l’attore e regista Andrea Macaluso, con la sua carica espressiva e l’inconfondibile inflessione toscana, e il chitarrista e compositore Francesco Morittu, le cui note, ispirate al repertorio trecentesco, coevo alla composizione dell’opera, si sono intrecciate alle parole, arricchendone la risonanza narrativa ed emotiva. Insieme, i due interpreti hanno trasformato tre novelle in racconti vivi e coinvolgenti, il tutto reso ancora più speciale dall’atmosfera raccolta e suggestiva del palco di Casa Torre.

Il Decameron si apre nel 1348: mentre la peste infuria a Firenze, dieci giovani si rifugiano in campagna e, per trascorrere il tempo, ciascuno racconta una novella al giorno, per dieci giorni. Questa celebre “cornice” ospita cento racconti che restituiscono la varietà della vita umana in tutte le sue sfumature: la fortuna, l’avventura, l’ingegno, il desiderio, l’amore. Un capolavoro che, ancora oggi, diletta e colpisce per la pluralità dei toni, offrendo uno specchio sorprendentemente nitido dell’animo umano – nei suoi desideri, nelle sue debolezze, nella sua intelligenza – capace di riflettere, con leggerezza e acume, anche l’uomo contemporaneo

Il pubblico ha potuto ascoltare tre novelle in cui il tema amoroso si intreccia con l’ironia e la sagacia: Alibech diviene romita, Caterina e l’usignolo, e La badessa e le brache del prete. Nella prima, una giovane ingenua ma ben devota al Signore si ritira nel deserto, dove incontra il monaco eremita Rustico che, più dedito al piacere personale che alla fede, le insegna a servire Dio «rimettendo il diavolo in inferno». Nella seconda, Caterina escogita un espediente per incontrare di notte il giovane Ricciardo, fingendo di voler ascoltare il canto dell’usignolo. Nell’ultima novella, una suora viene sorpresa dalle consorelle con un amante e, una volta chiamata la badessa per il misfatto, quest’ultima la rimprovera senza accorgersi di indossare, al posto del velo, i pantaloni del prete col quale a sua volta si stava intrattenendo.

Storie che sfiorano la dissolutezza, senza mai scadere però nella volgarità, sorrette dalla leggerezza del tono e dalla centralità dell’intelligenza e della parola come strumenti di piacere e libertà. Sono racconti che divertono e stupiscono, in grado di toccare anche chi li ascolta oggi, grazie alla loro costruzione sapiente e alla raffinatezza letteraria intramontabile del Boccaccio.

È pur vero che alcuni tratti del Decameron, dal lessico alla sintassi, possono magari apparire ostici ad un lettore contemporaneo. Ma le cose cambiano se il testo lo si ascolta interpretato a voce alta, da un attore in grado di restituirne l’espressività, senza tradirne l’autenticità (e qui la parlata toscana di Macaluso giova molto), aggiungendo colore e naturalezza alle parole e ai personaggi boccacciani. A questo si aggiunge la chitarra di Morittu, che ha saputo elevare il racconto con un accompagnamento musicale in grado intensificare i passaggi drammatici (o provocatori, visto l’argomento scelto), aggiungendo un sovrasenso, un’interpretazione nuova che si innesta sulla parola e ne espande la forza evocativa.

Eppure, ciò che colpisce ancora di più è che le novelle siano state recitate nella forma originaria, così come le scrisse, più di seicento anni fa, Boccaccio. Un aspetto che, oltre a valorizzare l’interpretazione, mette in luce un privilegio raro: noi, madrelingua italiani, a differenza di quanto accade in molte altre tradizioni letterarie, possiamo ancora accedere direttamente ai grandi testi delle origini, cogliendone pienamente il ritmo, l’ironia, la bellezza. Il che rappresenta non solo un vantaggio linguistico, ma anche un legame vivo e immediato con le nostre radici culturali, tanto più significativo in un territorio come il nostro, dove la lingua italiana rappresenta un forte elemento identitario. Ed è grazie ad eventi come questo che tale identità, qui nella sua forma letteraria, può essere valorizzata, condivisa e rinsaldata.