A Tirano il 4 giugno 2025 è stato presentato il progetto INFORM – INnovative FORest Management, iniziativa transfrontaliera finanziata dal Programma Interreg 2021–2027, finalizzata alla valorizzazione e alla gestione sostenibile del patrimonio forestale nelle aree di confine tra la Valtellina e la Valposchiavo.
Capofila del progetto è la Comunità Montana Valtellina di Tirano, mentre i partner per parte svizzera sono il Comune di Poschiavo, il Comune di Brusio e l’Ufficio Forestale del Cantone dei Grigioni. A questi vanno aggiunti l’Associazione Ambiente Valtellina e ISFOL – Istruttori Forestali Lombardi.
Dopo i saluti istituzionali è intervenuto Diego Battilana, ingegnere forestale del Comune di Poschiavo, anche a nome e per conto dell’ingegnere forestale Roberto Paravicini dell’Ufficio foreste e pericoli naturali del Cantone e del forestale Franco Crameri del Comune di Brusio. Questi ultimi due assenti all’incontro per precedenti impegni
Intervento succinto quello di Battilana, ma ricco di punti di interesse: «Il progetto INFORM rappresenta un’ottima occasione per rafforzare la cooperazione transfrontaliera nell’ambito della gestione forestale. Noi abbiamo delle realtà di gestione forestale come anche l’organizzazione dei servizi forestali molto diverse. E tuttavia le diverse attività svolte dai singoli partner del progetto permetteranno uno scambio di esperienze ed informazioni preziose, volte a migliorare la gestione sostenibile delle foreste nonché la protezione dell’ambiente. Le attività principali in seno ai partner svizzeri sono la sperimentazione di attrezzature e tecniche innovative nella lotta alle “neofite invasive” e l’incentivazione all’utilizzo della biomassa proveniente dagli scarti da bosco e quindi la riduzione dell’utilizzo di combustibile fossile».
Cominciamo dalle “neofite invasive”, ovvero le piante che sono state introdotte in un ecosistema in cui si sono evolute naturalmente, spesso a causa dell’azione umana
In una fase successiva abbiamo chiesto a Franco Crameri di dettagliare: «Nel Comune di Brusio, come in molti altri territori alpini, viene effettuato un monitoraggio regolare di queste particolari specie. Queste piante vengono classificate in base alla loro pericolosità per l’ambiente e, in alcuni casi, anche per la salute pubblica. L’elenco delle specie e la valutazione dei rischi vengono aggiornati con cadenza annuale.
Da noi si è provveduto a dividere le specie presenti in tre categorie, in base alla priorità di intervento.
La nostra priorità consiste nell’individuare ed eliminare le piante più pericolose. Ad esempio, presso il Vallo Li Geri abbiamo riscontrato la presenza del “Senecione sudafricano”, una specie velenosa che è stata prontamente estirpata. Ora è necessario monitorare l’area per verificare se la pianta è stata completamente eliminata o se sono presenti nuove ricrescite».

Specie dunque tossica per esseri umani e animali. Il contatto o l’ingestione può essere dannoso per la salute, in particolare per i cavalli, che sono particolarmente sensibili alle sostanze (alcaloidi pirrolizidinici) presenti nel “Senecione”. L’abbondante fioritura rappresenta una risorsa per le api; ma anche qui gli alcaloidi che contiene sono altamente tossici per questi insetti.
Continua ancora Franco Crameri: «Altre specie invasive come la “Paulownia” e il “Poligono asiatico” si diffondono molto rapidamente. Crescono nelle nostre selve e in aree dove è opportuno intervenire. Il nostro obiettivo è estirparle o almeno contenerle il più possibile. E per combattere in modo efficace queste specie invasive, spesso difficili da estirpare, nell’ambito del progetto Interreg stiamo cercando di individuare le attrezzature e i macchinari più efficaci per contrastarle. Una volta testata la loro efficacia, valutiamo la possibilità di acquistarli per integrarli nelle nostre attività di controllo e contenimento».

«Ingegner Battilana, Lei ha sottolineato il fatto che la gestione e l’organizzazione forestale siano molto diverse tra valposchiavo e Valtellina».
«Il servizio forestale svizzero è strutturato in modo più semplice e snello. Lo avevamo visto per esempio dopo la tempesta Vaia (fine ottobre 2018). Da noi, dopo alcuni giorni, abbiamo iniziato gli interventi di sgombero, sia con l’Azienda forestale comunale che con imprese forestali. Questo perché da subito avevamo il via libera per i lavori e i contributi garantiti da parte del Cantone. In Valtellina hanno iniziato gli interventi solo l’anno dopo. Infatti, alcuni mesi dopo la tempesta, avevamo fatto un incontro richiesto da loro per spiegargli come era stata fatta la procedura da noi. Noi eravamo già a buon punto, loro non avevano ancora iniziato».
«Mi pare di poter concludere che la conoscenza delle diversità di approccio non può che essere utile».
Tornando al Progetto nel suo complesso e dunque comprendendo le attività in capo agli italiani ecco i principali obiettivi di INFORM, che si articolano lungo tre direttrici strategiche:
Gestione sostenibile e condivisa delle foreste transfrontaliere, con particolare attenzione alla tutela della biodiversità, alla lotta contro le specie invasive, come si è già visto, e alla valorizzazione delle aree protette;
Innovazione tecnologica, in collaborazione con l’Università di Padova, attraverso lo sviluppo di un sistema di monitoraggio forestale basato su intelligenza artificiale e machine learning, in grado di rilevare e analizzare in modo continuo l’evoluzione delle formazioni boscate;
Rilancio della filiera bosco-legno, tramite accordi di promozione dell’uso della biomassa e creazione di piattaforme digitali di cooperazione tra soggetti pubblici e privati.
Il progetto, della durata di 30 mesi, ha un impianto fortemente operativo: prevede ancora interventi selvicolturali pilota, attività formative congiunte per operatori forestali, e la realizzazione di strumenti digitali condivisi.INFORM è cofinanziato, con un budget complessivo di circa 1,8 milioni di Euro, dall’Unione Europea, dallo Stato Italiano, dalla Confederazione Elvetica e da Canton Grigioni, a conferma del valore strategico riconosciuto alla gestione forestale come pilastro per uno sviluppo sostenibile dell’arco alpino.

















