Nuova linfa per la Recycling Big Band: formazione rinnovata, stessa energia

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A distanza di cinque anni dalla sua nascita, la Recycling Big Band si presenta al pubblico con una formazione rinnovata, più affiatata e ambiziosa che mai. Quello che all’apparenza potrebbe sembrare un ampliamento del gruppo musicale è in realtà frutto di un’attenta opera di sostituzione e selezione, mirata ad alzare il livello tecnico e artistico dell’ensemble. Alla guida del progetto, come sempre, il giovane fondatore Paride Nussio, che racconta in questa intervista le motivazioni e le dinamiche alla base delle recenti novità. Dai nuovi ingressi provenienti dal Collettivo Caffè alle sinergie con le bande locali, passando per le sfide logistiche e i progetti futuri, emerge il ritratto di una realtà musicale in continua evoluzione, alimentata da passione, talento e spirito di collaborazione.

Quali sono le motivazioni che hanno portato all’espansione della Recycling Big Band con l’aggiunta di otto nuovi membri?
Non si è trattato di un’espansione, ma piuttosto di una sostituzione dei membri. Ogni componente che ha lasciato la band è stato rimpiazzato. Alcuni hanno abbandonato per motivi di studio, altri perché avevano perso interesse o per varie ragioni personali. In alcuni casi, invece, si è scelto di sostituire determinati membri per puntare su persone ritenute più adatte al progetto.

Come sono stati selezionati questi nuovi musicisti e quali criteri avete utilizzato nella scelta?
Ogni cambiamento rappresenta un’opportunità, e per me era fondamentale coglierla per fare un vero e proprio upgrade della band. In questo processo, devo dire di aver avuto anche molta fortuna. L’ingresso nel Collettivo Caffè, altra band in cui attualmente suono, si è rivelato decisivo: proprio da lì sono arrivati alcuni dei nuovi membri della Recycling Big Band.
Dal Collettivo, ad esempio, proviene Davide Vinci, sassofonista di grande esperienza e talento, con una spiccata inclinazione per l’improvvisazione. Insieme a lui è entrato anche Gabriele Pola, chitarrista virtuoso e davvero sopraffino – uno di quei talenti rari, difficilmente trovabili dalle nostre parti. Inoltre, grazie al consiglio di Davide, ho conosciuto Michele Bartolini, trombonista di altissimo livello, anche lui fortemente orientato all’improvvisazione. Con questi tre musicisti abbiamo aggiunto grande energia e creatività alla band: i loro assoli faranno sicuramente divertire il pubblico. Inoltre, Tommaso Caporuscio, anch’egli trombonista molto preparato, è stato segnalato dal tastierista del Collettivo Caffè.
A loro si aggiunge Michele Pontiggia, trombettista e direttore bandistico consigliato da Michele Bartolini. È stato quindi un effetto a catena: dalla collaborazione con il Collettivo Caffè sono nate nuove connessioni e tante occasioni preziose.
Anche grazie ai membri storici della Big Band siamo riusciti a completare la formazione con musicisti davvero validi. Ad esempio, Gabriella e Nicole Ghilotti, due bravissime sassofoniste provenienti dalla banda di Grosio, sono entrate a far parte della Big Band con grande entusiasmo e professionalità. Le abbiamo conosciute grazie alle sinergie tra le varie bande locali, di cui alcuni dei nostri membri fanno parte.
Moris Mottalini, giovane trombonista di grande talento originario di Sondalo, è stato scovato da Maria Clementi. Un altro importante passo in avanti è rappresentato dalla decisione del nostro bassista, Paolo Cosenza, di passare al contrabbasso. È uno strumento impegnativo, richiede forza, tecnica e resistenza, ma una volta che Paolo sarà pienamente a suo agio, porterà un valore aggiunto enorme al suono della band.
In sintesi, le scelte sono state guidate dalla volontà di alzare il livello tecnico e artistico della Big Band, puntando su musicisti versatili, appassionati e capaci di improvvisare. Le nuove entrate non sono state solo sostituzioni, ma occasioni per rafforzare l’identità del gruppo e portarlo a un livello superiore.

In che modo l’ingresso dei nuovi membri influenzerà il repertorio della band, che spazia dallo swing classico al rock?
Lo stile del repertorio rimarrà fedele alla nostra identità. Tuttavia, l’ingresso dei nuovi membri segna un punto di svolta dal punto di vista tecnico: il livello generale della band si è alzato in modo significativo, e questo ci permette di affrontare brani più complessi e arrangiamenti più ricercati.
Per questo motivo, il repertorio sarà rinnovato nel grado di difficoltà, con l’obiettivo di valorizzare al massimo le capacità dei musicisti. Non vogliamo adagiarci sugli allori, ma sfruttare questa nuova energia per proporre pezzi che sappiano sorprendere e coinvolgere il pubblico.
In parte questo cambiamento è già in atto: abbiamo inserito diverse novità nella scaletta e sono sicuro che il risultato sarà un concerto dinamico, originale e decisamente accattivante.

La Recycling Big Band è nata nel 2019 da un’idea tua e di tuo padre, Ivan Nussio. Come è evoluta la collaborazione tra voi due nel corso degli anni?
L’idea di fondare una big band è stata mia e mi accompagnava da molto tempo. La realizzazione di questo progetto non sarebbe stata però possibile senza l’aiuto di mio padre e dei membri storici del gruppo, il cui supporto è stato fondamentale fin dall’inizio.
La collaborazione con mio padre si è evoluta nel tempo: non sempre è stata semplice, ma sempre sincera. Io ho – e ho sempre avuto – una visione piuttosto precisa di ciò che desidero costruire con la band, e trovare un equilibrio tra sensibilità artistiche ed esperienze diverse non è sempre facile.
Le tensioni, inevitabilmente, ci sono state. E, a volte, ci sono ancora. Ma credo sia normale: quando padre e figlio lavorano fianco a fianco, il confronto può diventare acceso, soprattutto se entrano in gioco differenze generazionali. Nonostante ciò, il dialogo è sempre stato costruttivo. Un aspetto che spesso viene frainteso da chi è al di fuori della band, è il ruolo di mio padre. In molti lo vedono come il direttore, semplicemente perché ha trascorso gran parte della sua vita a dirigere le bande. Ma in questo contesto le cose sono diverse: qui, mio padre è un musicista come gli altri, parte integrante della band, ma non alla guida.

Il nome “Recycling Big Band” deriva da una battuta di un membro durante le prime prove, riferendosi al fatto che, nonostante il tempo trascorso, l’affiatamento era rimasto intatto. Come si è mantenuto questo spirito di “riciclo” e coesione con l’arrivo dei nuovi membri?
Direi che la massima espressione del concetto di “riciclo” l’abbiamo raggiunta con l’arrivo di Michele Pontiggia, che suonava con mio padre nell’Orchestra Fiati della Valtellina circa vent’anni fa! In questo caso il “riciclo” è davvero completo, e anche un po’ simbolico.
Al di là di questo curioso aneddoto, il nome rimane un nome nato da una battuta. Al centro di tutto sta la voglia di fare musica assieme.

Avete già in programma nuovi concerti o eventi per presentare al pubblico la formazione ampliata della band?
Sì, abbiamo in programma diversi concerti che si terranno durante l’intera estate a Poschiavo e anche a Tirano. Per quanto riguarda le date, queste potremo comunicarle non appena tutti i dettagli degli eventi saranno confermati. Potete trovare il programma completo e aggiornato sul nostro sito e sui nostri canali social. 
Saranno tutte ottime occasioni per ascoltare dal vivo la nuova formazione e percepire concretamente il salto di qualità che la band ha fatto. Se siete curiosi di vedere (e sentire) i progressi, non mancate: vi aspettiamo! Per rimanere aggiornati consiglio di seguire le pagine instagram e facebook della band.

Considerando che molti membri provengono sia dalla Valposchiavo che dalla Valtellina, come gestite la logistica delle prove e delle esibizioni con una formazione così ampia e diversificata?
In realtà, la vera sfida non sta tanto nella provenienza geografica – Valposchiavo o Valtellina – quanto nel fatto che alcuni membri vivono e lavorano fuori valle, me compreso. C’è chi si trova a Milano, chi a Friburgo, quindi organizzare prove e concerti richiede una certa pianificazione.
Per questo motivo, cerchiamo di concentrare il lavoro in 4-5 prove d’insieme, di fissare quelle date e quelle dei concerti con largo anticipo così che tutti possano organizzarsi al meglio. Altra sfida sta nel tener conto anche degli impegni delle varie bande in cui molti suonano. È un aspetto a cui tengo molto: il rispetto dei calendari di ognuno è fondamentale per mantenere armonia e partecipazione.
Da luglio la situazione sarà più semplice, perché tornerò in pianta stabile in valle e potrò gestire anche prove infrasettimanali con maggiore continuità.
Va detto però che il gruppo è molto affiatato: diversi membri si ritrovano anche al di fuori delle prove ufficiali per esercitarsi insieme. Questo entusiasmo si riflette in modo evidente nel lavoro collettivo, e i progressi che stiamo facendo sono davvero importanti.

Infine, quali sono le tue aspettative personali per il futuro della Recycling Big Band dopo questa significativa crescita del gruppo?
Come accennavo in precedenza, per me è fondamentale mantenere alta l’asticella. Adagiarsi sugli allori non fa parte del mio modo di essere, e proprio per questo mi aspetto di continuare a crescere, sia come gruppo che a livello individuale. Il mio obiettivo è portare la Recycling Big Band il più in alto possibile.
È già motivo di grande orgoglio avere e dirigere una big band in una realtà come la nostra. Nel Cantone dei Grigioni, per esempio, ce n’è soltanto un’altra, e in Valtellina – per quanto ne sappia – siamo gli unici. Questo ci riempie sì di soddisfazione, ma allo stesso tempo ci spinge a non fermarci e a puntare sempre più in alto.
Credo che ciò che alimenta davvero questa ambizione sia la passione condivisa che ci unisce. Per molti di noi, far parte della Recycling Big Band è un’esperienza straordinaria: esibirsi con una ventina di brani in repertorio, salire su un palco con luci, microfoni, un pubblico davanti e una cantante semplicemente fenomenale è qualcosa che lascia il segno.
È proprio questa energia che vogliamo continuare a coltivare. È ciò che ci spinge a impegnarci ogni giorno per offrire concerti sempre più coinvolgenti, curati e di alto livello.
Vorrei concludere con un ringraziamento sentito: se oggi esistiamo è anche – e soprattutto – grazie al sostegno dei nostri sponsor. Senza di loro, nulla di tutto questo sarebbe possibile.

Marco Travaglia
Caporedattore e membro della Direzione