
Di valposchiavini impegnati nelle più disparate attività in giro per il mondo Il Bernina ha parlato spesso. Oggi apprendiamo, grazie a Luca Beti, storico redattore del nostro giornale e autore di un articolo in merito apparso recentemente sulle pagine di Swissinfo.ch, di un altro caso di migrante molto speciale: Achille Capelli.
Il trentasettenne ricercatore, dopo il dottorato al Politecnico federale di Zurigo conseguito nel 2020, si è candidato a un progetto post-doc americano e da quattro anni abita nella periferia di Fairbanks (seconda maggiore città dell’Alaska) studiando la banchisa polare e osservando con preoccupazione le conseguenze della crisi climatica.
Dal suo ufficio all’Istituto di geofisica dell’Università dell’Alaska, Achille, che ha ancora l’abitudine di recarsi al lavoro in bicicletta come faceva a Davos (ma con parecchi gradi in meno e il rischio di geloni), si occupa di un progetto di ricerca concernente lo sviluppo di un sistema elettromagnetico, installato su droni, per misurare lo spessore della neve e del ghiaccio marino nell’Artico. Questa ricerca è molto importante anche a livello logistico, visto che in molte aree dell’Artico le navi non possono attraccare direttamente sulla costa a causa della scarsa profondità dei fondali; conoscerne lo spessore è fondamentale per scaricare e trasportare persone, veicoli o merci. Tali informazioni sono decisive anche per il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti visto che l’Alaska riveste un’importanza geostrategica sempre maggiore e ospita diverse basi militari americane.

Achille Capelli sulla banchisa a Utqiagvik, in Alaska. Achille Capelli
Achille è stato catapultato, quindi, dalle nevi di Davos, dove si occupava di valanghe presso l’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe di Davos, al ghiaccio dell’Artico, dove attualmente abita in una “dry cabin”: una piccola abitazione priva di impianto idrico e fognario, visto che d’inverno l’acqua gelerebbe nelle tubature (dovendosi occupare personalmente del reperimento dell’acqua in taniche). Vivere a Fairbanks in un ambiente così ostile, con dieci ore di fuso orario rispetto alla Svizzera, con fino a -45° in un inverno quasi privo di luce e un’estate più calda perché il sole non tramonta mai, non hanno demotivato Achille che, anzi, si è integrato perfettamente nella comunità locale, trovandola più calorosa di quella conosciuta nella svizzera tedesca.
Achille Capelli, anche da così lontano, è rimasto molto legato alla Valposchiavo e alle sue radici, legge quotidianamente – con nostro grande piacere e orgoglio – Il Bernina, per restare informato sulle vicende di “casa”. Pur non avendo attualmente piani precisi per il suo futuro, non esclude prossimamente di fare ritorno e lavorare in Valle.
Ringraziamo l’amico Luca Beti per averci concesso l’autorizzazione a usufruire del suo articolo e delle foto.

Achille Capelli mentre installa un sensore sulla banchisa in Alaska. Andy Mahoney














