«Non è un traguardo, ma un nuovo inizio»: Intervista a Romeo Lardi sul Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia e l’adesione a Swisstainable

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Quando si arriva al Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia, la prima impressione è quella di trovarsi di fronte a un luogo in cui la natura domina incontrastata. Eppure, se questi luoghi li possiamo visitare e vivere così come lo facciamo, è proprio per la sapiente mano dell’uomo. La bellezza selvaggia di Cavaglia non è solo il frutto di fenomeni naturali, ma il risultato di una gestione consapevole e accurata, basata su interventi mirati che preservano e valorizzano il territorio nel suo delicato equilibrio tra natura e fruizione turistica.

Recentemente il Giardino ha conseguito la certificazione Swisstainable, attestando formalmente l’impegno dell’associazione nella gestione sostenibile. L’intervista che segue con Romeo Lardi, presidente dell’associazione, affronta temi fondamentali: il significato della sostenibilità, la necessità di azioni concrete, le sfide del turismo sostenibile e il ruolo cruciale della tecnologia e della partecipazione della comunità. Ma è anche un modo per vedere diversamente e meglio il buon rapporto che l’uomo può avere con il proprio ambiente: non di sfruttamento ma di cooperazione.

Che significato ha per il Giardino dei Ghiacciai entrare nel programma Swisstainable?

«Far parte del programma Swisstainable è certo un bel traguardo ed anche una promozione, ma, soprattutto, è un nuovo punto di partenza. L’ingresso del Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia nel programma rappresenta per la nostra associazione non solo un risultato importante, ma soprattutto la conferma di vedere riconosciuto il nostro impegno verso un turismo responsabile e rispettoso dell’ambiente. Entrare a far parte della comunità Swisstainable richiede il costante impegno ad adottare standard elevati per la gestione sostenibile della nostra attività».

Quali sono state le azioni intraprese dal Giardino per ottenere questo risultato?

«Abbiamo intrapreso un percorso attento e strutturato che ha visto l’implementazione di criteri e azioni concrete. Abbiamo adottato pratiche di gestione ambientale responsabile, volte alla conservazione del paesaggio, alla riduzione dell’impatto ambientale e all’utilizzo di fonti di energia rinnovabile. Ci siamo impegnati nella riduzione dei rifiuti, con sistemi di riciclo e gestione efficiente. Inoltre, abbiamo svolto attività di educazione e coinvolgimento, attraverso la formazione e sensibilizzazione sia del personale che dei visitatori».

Quali sono le principali sfide nella gestione sostenibile di un luogo così frequentato dai turisti?

«Le sfide principali riguardano diversi aspetti. Prima di tutto, la gestione del flusso turistico: l’aumento dei visitatori può portare al sovraffollamento, mettendo pressione sulle risorse naturali e sugli ecosistemi locali. È fondamentale sviluppare sistemi di controllo e prenotazione che limitino l’accesso nelle fasce orarie o nei giorni di punta, per evitare un impatto eccessivo. Poi c’è l’impatto ambientale: un afflusso intensivo di turisti può causare danni agli habitat naturali, erosione del suolo e inquinamento. Dobbiamo monitorare continuamente questi effetti e adottare misure preventive per preservare la biodiversità».

Può darci qualche esempio specifico di iniziative messe in atto per limitare l’impatto dei visitatori?

«Abbiamo definito percorsi e sentieri segnalati per concentrare il transito e prevenire danni alla vegetazione spontanea. Abbiamo installato una segnaletica interpretativa che spiega il valore naturalistico e culturale del sito, sensibilizzando i visitatori. Organizziamo visite guidate con personale formato che può educare e controllare il flusso, garantendo un approccio rispettoso. Inoltre, durante i periodi di alta frequentazione, prevediamo una limitazione degli accessi per evitare il sovraffollamento».

Qual è la sua visione per il Giardino dei Ghiacciai nei prossimi anni?

«Immaginiamo il Giardino dei Ghiacciai come un modello esemplare di turismo sostenibile e innovativo. Vogliamo implementare ulteriormente soluzioni tecnologiche avanzate per migliorare l’efficienza operativa, adottare sistemi intelligenti di monitoraggio ambientale e puntare su una maggiore interazione educativa, coinvolgendo i visitatori in progetti pratici e sensibilizzazione ambientale, come attività di Citizen Science. Sarà fondamentale anche consolidare collaborazioni con istituzioni, enti di ricerca e realtà locali che condividono i nostri obiettivi di sostenibilità».

Quale ruolo avrà la digitalizzazione in questo progetto di sostenibilità?

«La digitalizzazione, in particolare con il recente lancio del nostro shop online, è fondamentale. Questo strumento consente di ridurre l’uso di materiali cartacei e ottimizzare la gestione delle risorse. Lo shop online diventa anche uno strumento per dare visibilità ai prodotti locali, incentivando pratiche di consumo responsabile. Inoltre, grazie alla digitalizzazione, possiamo raccogliere feedback in tempo reale e personalizzare l’offerta, rafforzando il legame tra visitatori e territorio».

Come risponde la comunità locale a questo vostro impegno?

«La comunità locale risponde positivamente. Questo luogo è parte integrante della loro identità e coinvolgerli significa assicurarsi che i benefici del turismo sostenibile siano condivisi e che le conoscenze e le tradizioni locali vengano valorizzate. È un approccio partecipativo che migliora la conservazione del territorio e garantisce benefici economici condivisi».

Trattando il tema in questi termini, emergono questioni fondamentali riguardo al significato autentico e spesso ambiguo della sostenibilità. È chiaro che tale concetto non può esistere semplicemente come una moda o una bandiera ideologica, ma necessita di essere incarnato in azioni precise e a volte difficili, come la regolamentazione dell’accesso ai luoghi turistici e il controllo degli impatti ambientali. La digitalizzazione e il coinvolgimento diretto della comunità locale appaiono strumenti essenziali per realizzare una sostenibilità che non sia solo teorica ma effettiva e condivisa. Il Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia si presenta quindi come un interessante laboratorio sociale e ambientale. In ultima analisi, il rapporto tra uomo e ambiente posto in luce da questa esperienza, mostra ancora una volta la possibilità di cooperare armonicamente: senza le dicotomie del dominio dell’uomo sulla natura, o della passiva accettazione di dinamiche naturali; ma nel dialogo in cui il progresso umano si misura nella capacità di ascoltare e comprendere i bisogni dell’ecosistema che lo ospita.