Fenomeni che ci portano all’inciviltà

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Foto di Jon Tyson su Unsplash

Se fenomeno significa ciò che appare, ciò che vien recepito dalla nostra coscienza sensibile, allora “il fenomeno” Trump e tutto ciò che ruota intorno ad esso, non può che farci trasecolare. Non tanto per il personaggio Trump – come lui ce ne sono tanti al mondo – ma per come si comporta il mondo attorno a lui. Il fatto che sia stato eletto presidente degli Stati Uniti d’America non può farci dimenticare che è un pregiudicato per questioni che ne indicano la bassa caratura morale (non ha rubato la classica gallina perché aveva fame!), un personaggio dubbio in ogni sua manifestazione, affetto da quel narcisismo che lo fa diventare pericoloso poiché chi non fa quel che dice, rispettivamente che vuole, vien insultato, ricattato, minacciato. Un personaggio quindi con il quale parlare di ragione, di ragionevolezza è superfluo poiché è una lingua che non conosce. Per non parlare dell’inciviltà dei suoi atteggiamenti e delle sue parole che di presidenziale hanno solo la sicumera. Un prototipo di superiorità maldestra, di misoginia manifesta e di mano pesante.

E allora cosa fa il mondo intorno a lui? Vuole imbonirlo, ingraziarselo? Al punto di accettarlo dall’inizio come presidente e basta? senza un moto di resistenza nei confronti della persona Trump? Un uomo d’affari? Ma una nazione non è un affare e a chi la governa si richiedono altre qualità. Le qualità le abbiamo viste non più tardi del 20 gennaio scorso quando alla proclamazione della sua vittoria schiacciava verbalmente Biden, accanendosi su di un ex avversario sempre più indebolito, si sono viste nello Studio ovale con Zelenskyj che ha umiliato di fronte al mondo, si sono viste con la striscia di Gaza, il cinismo prima e il non vedere la barbarie per tanto tempo in omaggio all’amico Netanyahu – per niente costui non lo propone per il Premio Nobel – nonché i complimenti a Putin ed altro ancora come il licenziamento in tronco di chi non presenta le statistiche che il presidente vuole (e cioè non le falsifica). Insomma, il personaggio era chiaro sin dall’inizio.

Come si giustifica allora il sorriso estasiato di Mark Rutte, segretario generale della NATO nella contemplazione di Trump, come si giustificano le gesta degli alti politici che hanno a che fare con lui che imperversa, fa e dice, disfa e ricostruisce a modo suo come un bambino con i cubetti del LEGO? Sta giocando con il mondo e il richiamo alla ragione non serve (so per esperienza che la ragione non serve con chi non la possiede!). Come non serve la gentilezza, certo Ursula von der Leyen facendosi sempre più piccola e ringraziando di tutto cuore Trump dopo averlo rincorso fino in Scozia (a proposito: da quando si va a trattare nella tana del nemico, che addirittura è occupato a giocare a golf? diplomazia?) ha portato a casa un castigo solo del 15% mentre la Svizzera per intanto uno del 39%. Insomma si chiedono ai politici rapporti di sottomissione e il fatto che obbediscano fa rabbrividire e non serve. Eppure non è piaciuto a nessuno quando Karin Keller-Sutter, in qualità di presidente della Confederazione ha voluto compiacere il degno vice di Trump J.D. Vence approvando le parole del suo discorso in Germania, discorso nel quale insultava gratuitamente l’Europa e noi insieme ad essa. Anche la compiacenza quando è fuori luogo non è buona cosa. Premesso che con Trump ci sia una buona cosa, conserviamoci perlomeno un po’di dignità. Forse ci risparmieremmo anche una figuraccia.

Proprio oggi [ieri, Ndr], 4 agosto 2025, il giornale svizzero “Der Bund”, esprime dubbi sulla salute mentale di Trump e fa riferimento alla Petizione di 200 tra psicologi e psichiatri americani di qualche mese fa in proposito. I destini del mondo in queste mani e tutt’intorno sorrisi e compiacenza?


Nicoletta Noi-Togni