22 agosto 2025, Alpe pecore Muot Selvas/Val Fex in Engadina Alta: attacco di lupi al gregge di pecore protetto da 2-3 pastori e da recinzione (16.3 km di reti). Il bilancio: 12 pecore sbranate, 25 pecore squarciate (secondo disposizione del veterinario da ammazzare subito), 12 pecore ferite ma curabili, 9 pecore scomparse.
È questa la tanto decantata convivenza con il lupo?
Altro scenario in Valposchiavo: gli alpeggi sul lato sinistro della valle riservati alle pecore, dalla Forcola di Livigno alla Val Trivisina (comprendenti i territori Val Ursera, Cardan, Mürasciola, Val Mera, Val da Camp, Cantunascia/Motal, Teo, Sena, Forcola da Ross, Sassalbo, Corn da Sassiglion, Canal, Braga, Val Trivisina), a partire da fine luglio 2025 non ospitano più pecore al pascolo. Una gestione centenaria dei pascoli d’alta montagna che finisce.
Il motivo? Il pericolo di attacchi da parte del lupo. Quest’estate, anche sull’ultimo alpeggio restante di questo territorio, causa l’incombente pericolo da parte dei lupi rilevati in zona, la gestione dei pascoli con le pecore è stata interrotta a metà stagione e le pecore trasferite altrove, dove una protezione secondo le direttive accreditate sarebbe stata più semplice. Proprio agli inizi di agosto, un alpigiano alla Forcola da Sassiglion, per non venir meno alle sue responsabilità verso gli animali e su consiglio degli esperti, aveva traslocato le sue pecore all’alpe di Sils, dove si è poi verificato il crudele evento.
La predazione in Val Fex/Sils lascia tutti perplessi. La strategia di protezione ha fatto completamente cilecca. Per i periti e i consulenti in materia la situazione è assai imbarazzante, ma per gli allevatori le circostanze sono devastanti. Dall’entità della predazione si potrebbe dedurre che l’attacco sia stato sferrato da diversi esemplari di lupo; ciò mette in dubbio anche il concetto di regolazione degli effettivi di questo predatore. Di fronte a tali eventi l’allevatore non ha alternative alla resa, chiudere l’attività e lasciare i pascoli di montagna, adibiti all’estivazione delle pecore da secoli. Ai pascoli a sud della Val Trivisina sul territorio di Brusio, nei prossimi anni spetterà la stessa sorte. Con questo tutto il fianco sinistro della Valposchiavo non ospiterà più né ovini, né caprini.
In Valposchiavo stiamo vivendo il progressivo abbandono del pascolo brado in alta montagna. Parallelamente, un certo numero di ovini viene trasferito in greggi custoditi da cani di protezione in recinzioni mobili concentrate su piccole superfici di pascolo. Finora la trasformazione ha toccato soltanto gli alpeggi difficili da proteggere, ma in futuro, se la proliferazione del lupo continuerà come negli ultimi anni, le zone toccate diventeranno sempre più estese e le aziende agricole che si dedicano all’allevamento del bestiame minuto scompariranno. Questo anche perché il concetto ufficiale di protezione ha le sue lacune, è oneroso in senso di costi e risorse umane e non è in grado di fermare la tendenza. Gli effetti indesiderati di questo sviluppo sono molteplici e irreversibili:
- il tipo di allevamento ovino e caprino, che in estate si avvale del pascolo brado e che si adatta perfettamente a tante aree rurali presenti sul nostro territorio alpino promuovendo un’agricoltura sostenibile e rispettosa del benessere animale, scompare.
- le tradizioni legate all’allevamento di bestiame minuto vanno perse; tanti prodotti artigianali, infrastrutture e luoghi della Valposchiavo sono legati alla gestione agricola con pecore e capre; gli spostamenti delle greggi (dalla malga) e i mercati di pecore e agnelli saranno eventi del passato.
- Il potenziale di produzione agricolo in termini di quantità, qualità e diversificazione si restringe; diverse piccole aziende spariscono; il capretto e l’agnello a km 0 e “100% bio Valposchiavo” viene a mancare; la tradizione dell’agnello e del capretto come pasto festivo nei periodi di Pasqua deve accontentarsi di carne importata da oltremare.
- Sui pascoli non gestiti, la possibilità di pericoli naturali come valanghe, smottamenti e incendi aumenta; puntualmente si dovrà intervenire con misure di protezione come sbarramenti, impianti antivalanga ed esplosioni per il distacco controllato della coltre di neve.
- L’assenza delle pecore sui pascoli alpini equivale alla perdita di superfici verdi curate e di sentieri “fuori zona” puliti a costo zero; già dopo 1-2 anni si notano gli effetti della mancanza del pascolamento (per esempio zona Lagh dal Teu/Sena).
- La biodiversità e il paesaggio colturale di alta montagna si impoveriscono.
Il tema dell’abbandono dei pascoli di estivazione per ovini e caprini a causa dell’aumento dei grandi predatori è noto anche in altre regioni di montagna. Il problema sembra essere stato percepito, ma purtroppo a livello politico e istituzionale viene ignorato. I diretti confrontati, vale a dire gli allevatori di bestiame minuto, sembrano rassegnarsi. Di fronte a questa situazione l’Associazione Agricola Poschiavo ha fatto un intervento alla riunione dei delegati dell’Unione Contadini Grigionesi pretendendo che lo sviluppo e le conseguenze dell’abbandono dei pascoli ovini e caprini di alta montagna venga monitorato ufficialmente e che vengano adottate le misure necessarie.
Per l’Associazione Agricola Poschiavo
Carlo Mengotti
















L’alpeggio ovino ha dovuto capitolare sulla sponda est del nostro Comune. Conseguenza di una reintroduzione dei grandi predatori che ci ha portato solo problemi e nessun beneficio. La convivenza non funziona é ormai chiaro. I cittadini non hanno deciso democraticamente questa reintroduzione….. mi chiedo perché non abbiamo votato?
E bravo Carlo!
Con concretezza e competenza dai voce agli allevatori. Purtroppo sembra quasi una voce fuori dal coro di ripetute notizie, poco credibili, di una diminuzione delle predazioni in questione.
In realtà è noto che numerosi allevatori, per non essere tacciati di inefficienza nel sistemare improponibili ed inutili recinzioni in alta montagna, per amarezza e rassegnazione, rinunciano a denunciare evidenti predazioni.
Ma chi conosce le nostre montagne e apprezza la tradizione secolare degli alpeggi ha capito da tempo che la tanto decantata strategia di protezione non può funzionare.
Sconcerta infatti vedere in pieno agosto le greggi in questione pascolare sui terreni del fondovalle e osservare contemporaneamente, percorrendo le nostre montagne, il ben descritto degrado dei pascoli alti.
Concordo, la gestione dei grandi predatori va rapidamente e radicalmente ripensata!
Emanuele Bontognali
Tollerare il lupo in Svizzera — e più da vicino in Valposchiavo — è diventato il simbolo di una scelta deliberata: reintrodurre da noi una specie da tempo estinta per promuovere una certa idea di biodiversità. Ma oggi, quella scelta è il segno di una crisi silenziosa e devastante.
L’abbandono dei pascoli d’alta montagna non è una decisione libera per gli agricoltori: è una resa forzata, imposta da una gestione di facciata della presenza del lupo. Tradizioni secolari di alpeggio ovino, come ricordato da Carlo Mengotti, stanno scomparendo sotto il peso di una convivenza imposta, non condivisa da chi vive la montagna e tollerata da chi non ne è coinvolto direttamente.
Ogni pecora che non torna all’alpeggio è una storia che si spegne. Ogni sentiero che si chiude è un legame reciso tra uomo e montagna. I pastori non chiedono miracoli: chiedono rispetto. Chiedono che il loro lavoro, la loro dedizione e il loro ruolo nella tutela del territorio vengano riconosciuti e difesi e non che il lavoro di gestione del gregge ricada completamente sulle loro spalle. Certo si possono sussidiare le reti come pure i cani di protezione, me la pecora è un animale libero che ha sempre amato pascolare liberamente, almeno d’estate.
Conta poco che da una parte si investano — secondo me in modo sensato — risorse per sostenere i contadini e la biodiversità, se dall’altra si dissipano fondi per monitorare un predatore che, per il mondo agricolo, sta distruggendo proprio quella biodiversità da noi tanto declamata.
L’Associazione Agricola Poschiavo chiede con forza che questa trasformazione venga finalmente riconosciuta a livello istituzionale, monitorata con serietà e affrontata con misure più concrete.
Una montagna senza pastori è una montagna più fragile, più povera, più sola. Un giorno lo capiremo, ma allora tante cose non saranno più come prima.
Claudio Cortesi
Caro Carlo, hai scritto benissimo, chiaro e conciso, un grande complimento.
Si nota esattamente che eri e che sei ancora un consulente agricolo di vecchio stampo, con le idee chiare.
Mi devi scusare, ma a me manca una parola molto “importante”: il lupo deve “venire eliminato completamente” solo allora avremo pace!!!!
La politica, anche comunale, ha fallito!!!!
Complimenti per aver saputo esporre in maniera così lucida e priva di polemiche la problematica!
L’abbandono progressivo degli alpeggi a causa dei grandi predatori equivale alla perdita di un patrimonio plasmato nel corso dei secoli.