Legge sull’agricoltura
Il nostro Comune si appresta a votare una nuova legge sull’agricoltura che dovrebbe sostituire quella del 1964, ormai obsoleta. L’intenzione era giusta: aggiornare un quadro normativo superato, che prevedeva contributi ormai assorbiti dalla Confederazione. Tuttavia, il risultato non risponde appieno alle aspettative: invece di proporre una visione moderna e snella, la legge si limita a riprendere quanto già esiste a livello federale e cantonale, senza apportare innovazioni né semplificazioni reali.
Il testo presenta inoltre alcuni punti critici che, a nostro avviso, avrebbero dovuto essere corretti:
- Contributo fisso di CHF 10’000.00 – Previsto per attività organizzative e di segretariato. Questo crea un pericoloso precedente per richieste analoghe da altre associazioni e limita la flessibilità. Sarebbe stato più opportuno, inoltre, che tale cifra fosse collocata nell’ordinanza, così da poter essere adeguata dalla Giunta in caso di necessità, come già successo in passato.
- Lista troppo ampia di possibili contributi – La legge apre la porta a un “catalogo dei desideri”, includendo perfino iniziative marginali come il “Brunch”. Per ogni progetto saranno necessari studi e valutazioni specialistiche, con un procedimento che rischia di diventare eccessivamente burocratico, macchinoso e poco efficace.
- Assenza di limiti chiari ai contributi – La legge non stabilisce un tetto definito. L’unico vincolo è rappresentato dalle competenze finanziarie della Giunta (CHF 400’000.00 annui) e del Consiglio comunale (CHF 30’000.00 aggiuntivi). Una scelta che lascia aperta la strada a spese ingenti e non sufficientemente controllate.
In definitiva, questa legge non rappresenta del tutto un passo avanti né sul piano politico né su quello gestionale. Non rafforza l’iniziativa singola e l’autonomia degli agricoltori, non semplifica i processi e soprattutto non segue i principi liberali. Appare invece come uno strumento concepito unicamente per erogare nuovi sussidi, duplicando meccanismi già esistenti a livello cantonale e federale.
Riconosciamo comunque la necessità di aggiornare una normativa ormai superata e ci rammarichiamo che la Giunta non abbia voluto correggere i tre punti elencati.
Il PLD non si schiera perciò né a favore né contro, ma lascia libertà di voto ai propri membri.













