Luigi Badilatti e la Val di Campo: fotografie di un mondo interiore

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«Giuseppe e Cesare, miei vicini di monte. Due fratelli che ricordo con grande affetto. Due fratelli abituati a vivere il ritmo lento della montagna e che hanno vissuto a lungo, soli e in modo estremamente semplice. La loro forza stava nella discrezione, nel rispetto per ciò che li circondava: la campagna, le loro bestie, la legna, il vento, la neve. 

In quellequilibrio fragile e potente, hanno imparato a riconoscere la vita nella sua essenza più pura, fatta di fatica e di silenzi. Perché in questi posti la terra e le sue risorse non si offrono spontaneamente: solo chi le accarezza con cura, chi le segue con costanza e dedizione, ne coglie la fecondità».

Il poschiavino Luigi Badilatti con queste parole ha voluto ricordare momenti comuni di vita nell’amatissima Val di Campo. Venerdì 5 settembre a Madonna di Tirano eravamo in bella compagnia di amiche ed amici, prevalentemente valposchiavini, nell’accogliente Galleria Alcantino di Valerio Righini, sapiente e acuto nelle scelte. L’occasione d’incontro era data dalla presentazione, da parte dell’autore, di foto (una trentina) e parole estratte dal libro “Guardare il silenzio della Val da Camp”.

In ricordo dei due amici, gente comune, due le foto proposte. L’una volutamente e fascinosamente sfuocata, l’altra ben rappresentativa di persone amiche, gente comune (per fortuna).

E sempre per fortuna, ecco un altro amico, di prestigio e autorevolezza mondiale: Claudio Abbado. Il direttore d’orchestra milanese ha trascorso grandi periodi della sua vita in “Val da Fex” e ha definito questo angolo di terra un rifugio di silenzio e bellezza. Lui riposa li, nella piccola chiesetta di Fex Crasta; per lui il Comune di Sils Maria ha fatto un’eccezione.

«Una volta hanno pubblicato unintervista – ricorda l’amico poschiavino – e alla domanda qual è la cosa che gli piace di più rispose: mi piace sentire il rumore della neve cadere.

In queste parole c’è tutto il segreto della sua arte: la capacità di cogliere armonia anche dove sembra esserci silenzio».

Dopo Abbado un secondo “foresto”: Wolfgang Hildesheimer. Ha scritto di questo luogo (siamo sul lago di Val Viola): “… la vegetazione si esaurisce e si disperde nel fango del lago. Un paesaggio da sogno, dove ogni leggero gorgogliare dell’acqua suscita un’eco e ogni parola pronunciata ad alta voce rimane sospesa nell’aria”.

Da Wolfgang a Johann Wolfgang Goethe:

“È necessario unirsi, non per stare uniti, ma per fare qualcosa insieme”.

Anche quest’altra foto richiama la “Mason”. Il testo è di Tonino Guerra, poeta delle valli appenniniche romagnole che sfociano nel mare di Rimini, amato da lui e dal suo sodale Federico Fellini.

Recita Guerra: “Le piante che hanno sentito la voce della neve e del vento adesso hanno preso l’impronta
di un uomo che gli ha cambiato vita senza togliergli di dosso la storia che hanno e tutto il silenzio delle montagne”.

Un’altra persona, stimato amico di diversi presenti, è stata più volte ricordata nella serata: Grytko Mascioni.

Il testo è tratto da “Poschiavo un mondo di Valle”, edizione l’Idea: “Sasso rapito al monte e levigato dalla carezza gelida e insonne del torrente. Siamo la voglia che ha il sasso di stare e l’onda di andare, tronco che affonda nel muschio e spora che migra nel vento”.

Ha concluso Luigi Badilatti così: «Mi auguro che voi abbiate potuto ascoltare queste voci sottili, magari riuscite a portarle a casa per quei giorni in cui il rumore del mondo diventa troppo forte.

Per finire penso tutti abbiano capito che cosa è per me la Val da Camp.

Per trasmettervi la mia percezione permettetemi di prendere in prestito le parole del grande Leopardi:


Così tra questa immensità sannega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare».