Sabato 20 settembre, il Deposito Ferroviario di Poschiavo si è trasformato in un luogo fuori dal tempo, dove il confine tra spettatore e performer si è dissolto, lasciando spazio a un’esperienza immersiva e profondamente sensoriale. A offrirla è stata la compagnia CocoonDance con lo spettacolo “CHORA” organizzato da riverbero.ch: una produzione che ha letteralmente danzato tra il pubblico, portandolo a vivere la coreografia con gli occhi, con il corpo e con l’anima.
CHORA – dal greco: “dare spazio alle cose che hanno il loro proprio spazio” – è un manifesto di intenti. E lo si è capito ancor prima che lo spettacolo iniziasse. La serata si è aperta con un incontro introduttivo condotto dalla coreografa Rafaële Giovanola, che ha accolto il pubblico in un momento di avvicinamento alla rappresentazione: un invito esplicito a immergersi, a partecipare, a comprendere che quel luogo non avrebbe avuto gerarchie. Ognuno – danzatori, spettatori, suoni, luci, silenzi – avrebbe avuto il proprio compito e il proprio spazio.
Quando i sette performer – Cristina Commisso, Jenna Hendry, Marin Lemic, Colas Lucot, Bojana Mitrovic, Martina De Dominicis ed Evandro Pedroni – hanno preso possesso dello spazio, il pubblico era già pronto a muoversi, a lasciarsi attraversare dai respiri dei danzatori, dai loro sguardi, da piccoli accenni di movimento che diventavano improvvisamente esplosioni di energia. La coreografia si è snodata come un organismo vivo e mutevole: movimenti lenti, poi frenetici, poi solitari o in gruppo, mentre le luci passavano dal buio più totale a momenti abbaglianti o luci colorate, e la musica oscillava tra silenzi densi e ritmi coinvolgenti. Nulla era fisso. Tutto cambiava, e con esso anche la percezione di chi osservava.
Il pubblico non era più spettatore. Si muoveva tra i danzatori, li seguiva, si scostava, osservava da vicino o da lontano, da in piedi o seduto. Una danza nella danza, dove ogni gesto – anche quello involontario di un visitatore che si voltava o si spostava – diventava parte integrante della coreografia.
CocoonDance, compagnia fondata nel 2000 da Rafaële Giovanola e Rainald Endraß, è conosciuta per il suo linguaggio coreografico innovativo, capace di decostruire e ricostruire il corpo in forme nuove. Con CHORA, la compagnia sposta il focus dalla pura fisicità all’immaginazione e alla percezione dello spazio. La coreografia, qui, si fa strumento culturale: connette, organizza, fa emergere risonanze tra corpi e oggetti, tra chi guarda e chi è guardato. Giovanola, originaria di Monthey e premiata nel 2024 dalla rivista D&D come Coreografa dell’anno, dimostra ancora una volta come l’arte coreutica possa essere accessibile, profonda e radicalmente innovativa allo stesso tempo. A Poschiavo, già nel 2022 aveva conquistato il pubblico con lo spettacolo “Runthrough”, sempre nell’ambito del Festival della danza Steps.
Lo spettacolo è parte di una coproduzione realizzata nell’ambito del Fondo dei programmatori di Reso (Rete Danza Svizzera, sostenuta da Pro Helvetia) e dai cantoni. Un’iniziativa che dimostra come la danza contemporanea possa trovare spazio e sostegno anche in territori periferici, generando valore culturale e comunitario. Da sottolineare anche il contributo del giovane poschiavino Gabriele Isepponi, autore della grafica dello spettacolo.
Lo spettacolo è stato replicato anche domenica sera offrendo a un nuovo gruppo di spettatori l’occasione di attraversare un’esperienza unica, difficilmente classificabile come semplice spettacolo. Ma più che un evento da ricordare, CHORA si è rivelato un’esperienza da portare con sé per l’originalità, ma anche per la capacità di interrogare chi guarda, di stimolare una consapevolezza nuova del proprio corpo nello spazio e nella relazione con gli altri.














