I dati ufficiali confermano una stagione in linea con gli obiettivi cantonali, ma tra i cacciatori sono emerse riflessioni sulla gestione della selvaggina, sul clima e sulla presenza del lupo.
La buona riuscita della caccia alta non cancella i dubbi sulla caccia speciale e sulle nuove dinamiche della fauna: in Valposchiavo, la percezione del territorio resta più complessa dei numeri.
La caccia alta 2025 nei Grigioni si è chiusa con un bilancio positivo sul piano dei numeri. Secondo i dati ufficiali dell’Ufficio per la caccia e la pesca, sono stati abbattuti 3’432 cervi e 2’502 caprioli, cifre che superano leggermente la media degli ultimi vent’anni. Per raggiungere i piani di abbattimento cantonali sarà tuttavia necessaria anche quest’anno la caccia speciale, che proseguirà nei mesi di novembre e dicembre.
In Valposchiavo, dove sono stati abbattuti 188 cervi durante la caccia alta e dove la fase straordinaria prevede ulteriori 58 cervi, la stagione lascia sensazioni più articolate di quanto indichino le statistiche. I cacciatori descrivono un’annata regolare, con abbondante selvaggina e una massiccia presenza di caprioli. Sono stati notati anche segnali di cambiamento: più branchi di maschi rispetto al passato e una maggiore mobilità complessiva, che può essere letta come riflesso della presenza del lupo così come di adeguamenti dovuti al clima.
La caccia speciale continua a essere percepita come un tema controverso.
Molti riconoscono che, sul piano “biologico”, l’intervento resta necessario per contenere le popolazioni di ungulati e proteggere il bosco. Al tempo stesso, cresce il dubbio sull’efficacia di un modello che da anni si ripete identico, con una fase autunnale ordinaria e una speciale invernale che rischia di snaturare il senso della stagione venatoria. È vista da alcuni come una misura inevitabile, da altri come una complicazione del sistema, più burocratica che ecologica.
Anche il clima ha inciso in modo evidente sull’andamento della caccia. Gli inverni miti e la scarsità di neve hanno favorito la sopravvivenza di molti esemplari, mantenendo una popolazione abbondante e in buona salute. Allo stesso tempo, la vegetazione precoce e le temperature più alte hanno modificato i movimenti della selvaggina, spingendo cervi e caprioli a muoversi a quote diverse.
Il lupo rimane un punto sensibile del dibattito.
In Valposchiavo la regolazione è considerata più equilibrata che altrove, ma non mancano scetticismi sulla reale portata delle statistiche ufficiali. I dati parziali dell’annata attestano un numero inferiori di predazioni, nonostante la presenza del lupo incrementata. Benché la regolazione pare avere effetti positivi ed equilibrati, va osservato che il minor numero di predazioni è legato a un minor numero di alpeggi caricati, e non al minor numero di branchi. Molti agricoltori, scoraggiati dai rischi, hanno rinunciato a portare il bestiame in quota, con conseguenze sulla biodiversità e sulla manutenzione del paesaggio.
La presenza del cinghiale resta episodica ma probabilmente in espansione.















