Rinnovo del Gran Consiglio: intervista ai candidati valposchiavini del PLD

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In vista del rinnovo del Gran Consiglio retico del prossimo 15 maggio, il primo secondo il sistema (bi)proporzionale, Il Bernina propone ai propri lettori una serie di interviste ai candidati valposchiavini. Oggi è il turno del PLD.

Giovanni Jochum (Poschiavo)

Il nuovo metodo elettorale potrebbe escludere, per la prima volta nella storia, il podestà come rappresentante in Gran Consiglio: si tratta di un difetto o di una virtù di questa nuova formula della distribuzione dei seggi?

Il sistema elettorale doppio proporzionale verrà applicato per la prima volta nel nostro cantone nella tornata elettorale di maggio. Esso porta dei cambiamenti che per i circoli elettorali piccoli come quello di Poschiavo e di Brusio probabilmente non erano necessari. In valle la popolazione conosce i candidati e per lo più vota la persona e non il partito. Nel comune di Poschiavo il PLD non può essere considerato un partito dominante. A livello di giunta, con 3 rappresentanti, siamo la 4 forza politica. Negli ultimi anni il PLD è comunque riuscito a portare persone che hanno raccolto il consenso della popolazione e che si impegnano a favore della cosa pubblica. Se la popolazione continua a votare la persona e come novità anche il partito associato a questa persona, sono convito che la volontà popolare verrà rispettata. Se tra le persone che rappresentano il nostro circolo elettorale debba esserci il podestà o meno, alla fine sarà la popolazione a deciderlo.
La base primaria per l’attribuzione dei seggi del Gran Consiglio sarà proporzionale all’esito del voto partitico a livello cantonale, in seconda battuta si passerà a considerare l’esito a livello dei circoli elettorali

Vedo un vantaggio nel nuovo sistema elettorale: tutti i partiti si sono dati da fare per trovare rappresentanti, hanno smosso le acque e sono riusciti a portare ben nove candidati per due seggi. Questo è un bel segnale, da una parte si è potuto risvegliare, almeno in parte, l’interesse per la politica e dall’altra gli elettori hanno la possibilità di scelta. In questo senso è il nostro sistema democratico a guadagnarci.

Come spiegherebbe ai cittadini l’importanza che un podestà possa rappresentare la popolazione anche in Gran Consiglio?

L’esperienza raccolta negli ultimi tre anni abbondanti, mi insegna che ci sono degli evidenti vantaggi ad avere una buona rappresentanza di sindaci in Gran Consiglio. Essi portano l’esperienza dell’esecutivo locale, nel legislativo cantonale. Il rapporto con i membri del governo e dell’amministrazione cantonale si intensificano, ci sono dei contatti diretti importanti che aiutano a trovare soluzioni a quesiti locali. L’anno scorso ho potuto assumere la presidenza della delegazione dei sindaci attivi in Gran Consiglio e posso affermare che durante i nostri incontri scaturiscono sempre proposte volte a trovare soluzioni pragmatiche e applicabili per i comuni. Questo è possibile a prescindere dall’appartenenza partitica.
Proprio per i circoli piccoli come i nostri è essenziale poter conoscere bene i temi che sono sul tavolo dell’esecutivo comunale per poterli rappresentare al meglio in occasione delle discussioni in parlamento. Ciò è ancora di più importante, durante il lavoro nelle frazioni e nelle commissioni, dove si discutono a fondo i dettagli.

Quali sono le risposte alla mancanza di alunni della Scuola Professionale, alla penuria di apprendisti e alla mancanza di lavoratori in diversi settori? Si deve guardare oltrefrontiera in modo più articolato? 

Siamo fortunati ad avere una scuola Professionale sul nostro territorio, tra l’altro l’unica in lingua italiana del Cantone dei Grigioni. Grazie a questa possiamo formare gli apprendisti senza che questi debbano lasciare la valle per frequentare la scuola. Come ben sappiamo negli ultimi decenni, purtroppo, il numero degli allievi è diminuito e per fortuna sono subentrati giovani di oltre confine che imparano il mestiere presso ditte della valle, dell’Engadina Alta o della Val Bregaglia e seguono la scuola a Poschiavo. Molti stati esteri hanno preso il modello di formazione duale svizzero come esempio e lo stanno introducendo nei propri paesi. Dunque, sulla bontà del metodo non penso si debba discutere molto. La parziale mancanza di alunni va a pari passo con lo sviluppo demografico. Inoltre, le professioni pratiche, artigianali hanno perso attrattività e sempre più giovani puntavano e puntano a seguire la via puramente scolastica. Qui serve sicuramente dell’informazione supplementare già a partire dalla scuola dell’obbligo per mostrare tutte le possibilità che esistono per la formazione professionale dopo aver seguito un apprendistato.
Abbiamo bisogno di giovani leve in molti settori e pertanto dobbiamo puntare molto sulla formazione, anche di giovani provenienti dalla vicina Lombardia. Se questi imparano il mestiere qui, seguono la scuola da noi e ricevono un diploma svizzero, le probabilità sono buone che rimangano poi anche in Svizzera a lavorare. In questo caso conoscono già il sistema svizzero in campo lavorativo e riescono a integrarsi più velocemente nel mondo del lavoro.

La mancanza di lavoratori in diversi settori è un tema che ci accompagna da tempo e diventa sempre più importante. Se pensiamo che la Valposchiavo offre circa 3’000 posti di lavoro, non tutti a tempo pieno, e che circa 1’000 sono occupati da frontalieri, ci accorgiamo di quanto acuta sia la situazione. Circa la metà del personale nella sanità proviene da oltre frontiera. Guardiamo al settore della ristorazione: quanti ambienti, ristoranti, bar, alberghi sono gestiti da personale non indigeno? Cosa sarebbe la valle senza questi ambienti? Tutte le regioni del cantone dei Grigioni hanno lo stesso problema: Coira si lamenta che i giovani e gli specialisti vanno a lavorare a Zurigo, molti poschiavini dopo la formazione sono andati o rimasti fuori valle. Noi attingiamo al mercato del lavoro valtellinese e siamo in concorrenza con la regione di Milano che pure essa attira i giovani della Valtellina.

Sì, guardare oltre frontiera in modo più articolato può servire, ma non dobbiamo illuderci.
Nel campo delle risorse umane e in particolare in quello delle risorse qualificate, dobbiamo prepararci ad aprirci ancora di più, ad attingere da bacini più lontani di quello lombardo. Questo richiede delle condizioni quadro, delle basi legali che permettano di impiegare facilmente persone, qualora non si possano trovare in Svizzera o in Europa anche da altri Paesi. Spesso e volentieri i cavilli burocratici, oggi, non ci permettono questo approccio allargato.

In quali temi si deve cercare un maggiore dialogo transfrontaliero? 

Dal punto di vista del Cantone dei Grigioni, il dialogo transfrontaliero, non solo con la vicina Valtellina, ma anche con l’Alto Adige o il Tirolo e il Vorarlberg deve rimanere aperto in molti campi. Non sto a ripetere quanto appena detto riguardo alla situazione della forza lavoro.

Nel nostro caso, chiaramente, se parliamo di dialogo transfrontaliero pensiamo alla Valtellina, alla Lombardia. Come accennato più su, le nostre ditte, i nostri prestatori di servizio danno lavoro a circa 1’000 frontalieri. Per noi è essenziale poter avere queste persone per coprire il nostro fabbisogno. Per loro è importante avere i posti di lavoro in Svizzera che in genere sono remunerati meglio che in Italia.

Per quanto riguarda la sicurezza, sono stati fatti passi avanti e sono fra l’altro state istituite le pattuglie miste tra le forze dell’ordine svizzere e italiane. Sempre in tema di sicurezza abbiamo visto elicotteri svizzeri impegnati nello spegnimento del fuoco divampato poche settimane fa sopra Tirano.

Da anni conosciamo la situazione dei produttori di vino della valle che hanno i vigneti in Valtellina; negli ultimi decenni si sono aggiunti i produttori di frutta.

Il comune di Bregaglia e quello della Val Monastero hanno degli accordi per lo smaltimento delle acque sporche che avviene su territorio italiano.

Queste e altre situazioni richiedono un continuo dialogo, vanno approfondite e visto che si tratta di attività transfrontaliere, vanno regolate. Ciò deve accadere con la controparte in Italia, ma anche al nostro interno in Svizzera. Non possiamo appoggiarci su quanto raggiunto in passato, ma dobbiamo attivarci per mantenerlo e adeguarlo alle nuove situazioni allargando la possibilità di collaborazione a tutti i livelli.

Il livello politico – istituzionale deve riuscire ad allacciare e mantenere i contatti per creare le condizioni quadro favorevoli alla collaborazione a livello aziendale.

Vista la nostra situazione e posizione geografica, sono convinto che quanto vale per la collaborazione tra i comuni, ciò vale anche per la collaborazione tra le regioni che siano esse su territorio elvetico o transfrontaliero. Se fatta in modo trasparente, corretto e allo scopo di migliorare la situazione di tutti gli attori coinvolti, la collaborazione può portare solo benefici e aiutare ad ottimizzare le risorse disponibili senza andare a ledere quella che è l’indipendenza e la sovranità delle parti coinvolte.

Michele Micheli (Poschiavo)

Da poco tempo sei di nuovo domiciliato a Poschiavo. Prima di questo grande salto nella politica che conta, sarebbe stato meglio fare un po’ di gavetta?

Per rispondere alla presente domanda bisogna partire da un presupposto molto importante: la politica è di tutti e per tutti. Ciò è stato possibile vederlo in modo più marcato durante la pandemia COVID-19, dove ogni cittadino ha avuto un’idea chiara su come la Confederazione abbia optato di agire, quali misure implementare e le tempistiche di tali cambiamenti. In questa situazione c’era chi reputava le misure implementate esagerate, chi invece le accoglieva con piacere. Molte volte abbiamo assistito a dei veri dibattimenti a riguardo, sfociati in seguito in discussioni molte accese.

Lo stesso vale per molte tematiche discusse dalla politica (seppure possano sembrare più complicate); siano esse a salvaguardia dell’ambiente o dei cambiamenti fiscali, oppure relative ad altre tematiche attuali.

La popolazione si interessa di politica e di alcune tematiche ivi discusse. La maggior parte delle persone che conosco, che per qualsivoglia motivo sono tenute a vivere fuori Valle, sono informate su cosa succede in Valposchiavo in tempo reale: sia tramite scambi in famiglia, sia tramite i media locali (cartacei e online). Le discussioni dei “pus’ciavin in bulgia” vertono costantemente su tematiche vallerane, che stanno a cuore alle parti coinvolte (sia che si parli della caccia, del nuovo Podestà, di decisioni prese dal Comune di provenienza o che si discuta la possibilità di fusione dei due Comuni, Brusio e Poschiavo, valutando eventuali modalità che andrebbero implementate per trovare un consenso esclusivamente nel cerchio delle persone coinvolte nella stessa discussione).

Rispondendo ad una bambina che mi ha domandato chi erano tutti i personaggi che vediamo ultimamente al margine della strada sui cartelloni affissi, ho cercato di farle capire cos’è la politica. Compito non ovvio. Dopo una breve discussione, ho provato a capire quali erano le cose che alla bambina stavano a cuore e che avrebbe modificato. Alcune di esse erano da ricondurre a regole impartite dalla società. Solo a quel punto è stato chiaro per la bambina che per cambiare delle cose bisogna andare in politica e non limitarsi a criticare lo stato di fatto. Questa storia, racchiusa in poche righe, riassume le motivazioni che spingono gli individui a fare politica: la volontà di attuare dei cambiamenti.

A mio modesto modo di vedere, è tempo di eliminare lo stereotipo che la politica è semplicemente dei politici, che abbiamo “fatto un po’ di gavetta”: la politica è composta da persone che si vogliono impegnare per un interesse comune. Tutte le persone oggigiorno sono informate e si possono informare e dunque possono aspirare a fare politica. Questo cambiamento si vede concretamente molto bene nelle presenti votazioni, dove troviamo molti candidati capaci. Cosa ancora più importante: molti giovani sono pronti a mettersi in gioco.   

Essere da poco rientrato in valle offre uno sguardo privilegiato ai problemi del posto perché più oggettivo o è invece penalizzante per proporsi in una politica attiva?

A tal riguardo, rimando a quanto spiegato nella domanda precedente. Seppure sia stato per molti anni fuori Valle, dapprima a Coira e in un secondo momento a Berna, ho avuto il piacere di seguire con interesse l’evoluzione politica locale, così come poter comprendere meccanismi economici e legali che potranno aiutare in questa carica, per la quale nel pieno rispetto mi metto a disposizione della popolazione votante.

Qualsiasi problema, per essere risolto in modo celere e al meglio, deve essere valutato in modo oggettivo (e non soggettivo). Questo metodo di valutazione dev’essere applicato sia alla politica comunale sia a quella cantonale. Essendo dal 2017 attivo nella Valposchiavo, sono fermamente convinto di poter darle il mio contributo.

Qual è il possibile rimedio verso lo spopolamento della Valposchiavo?

Prima di poter valutare eventuali soluzioni per vincere sullo spopolamento della Valposchiavo, bisogna comprendere i motivi di tale calo demografico. Da una parte sempre più giovani si trasferiscono nelle città, volendo gioire negli anni della gioventù della frenesia presente maggiormente nei poli densamente abitati rispetto alle zone di periferia, oppure nelle valli del nostro Cantone, adattandosi così alle necessità della vita urbana. D’altro lato, il basso tasso di natalità a livello cantonale (dove, per esempio, in ben 2/3 dei Comuni grigionesi si conta un saldo della crescita della popolazione negativo, per circa -3.5%), questo non giova sicuramente ad una sana crescita demografica della Valposchiavo. Che non sia una soluzione praticabile quella di impartire alla popolazione tramite sovvenzioni il desiderio di avere più figli, risulta fatto noto e non degno di ulteriore approfondimento. L’afflusso di pensionati nella nostra Valle, seppure sia visto di buon occhio, non porta ad una soluzione verso lo spopolamento.

Rimane dunque solamente l’obbligo del Cantone, così come della Valposchiavo, di investire nei giovani e dunque combattere l’esodo attuale, dovuto in prevalenza alle condizioni dei posti di lavoro per i giovani formati altrove, che desiderano praticare quanto appreso negli anni nel luogo d’origine. Il Cantone dei Grigioni deve dunque creare le condizioni favorevoli per un’economia crescente, per l’insediamento di nuove imprese e per mantenere i posti di lavoro già presenti sul nostro territorio. A livello cantonale, come già previsto per i posti di lavoro federali, bisogna instaurare una politica aperta a riguardo del lavoro remoto, garantendone la possibilità sia a livello tecnologico sia organizzativo. Un miglioramento dei collegamenti con la vicina Engadina può garantire altresì una crescita di persone domiciliate a Poschiavo; ciò qualora dovessero lavorare durante il giorno in Engadina, porterebbe maggior vita nella nostra meravigliosa Valle. Questa è una conseguenza ovvia se si valuta l’evoluzione del mercato immobiliare della vicina Engadina e l’impossibilità pratica per molte famiglie di poter garantirsi una propria abitazione, dovutamente a prezzi esorbitanti della regione (ciò vale sia per i prezzi d’acquisto che per le pigioni).

Dunque, rispondendo alla domanda di cui sopra: il Cantone e la Valposchiavo devono investire nei giovani e per i giovani.

Cosa pensi di poter offrire in più rispetto ad altri candidati? 

Questa domanda richiede che io debba definire quali mancanze gli altri candidati hanno, chiedendo appunto di compararmi a loro. Non reputo che vi siano mancanze nei candidati attualmente in corsa per il Gran Consiglio e mi risulta dunque difficile rispondere alla suddetta domanda, che andrò allora a modificare leggermente. In politica si votano le persone, ma anche le idee che tali persone portano con sé.

La domanda da porre è dunque: per quali tue caratteristiche ed idee il cittadino dovrebbe votarti?

Quello che posso garantire è la passione che metto nei progetti che comincio e la certezza di impegnarmi per un‘economia di mercato ed una sana imprenditoria, che sono le basi del nostro benessere e di una crescita dei numeri di impiego. Tutto ciò valorizzando le regioni di periferia e portando la voce della Valposchiavo a Coira.

Arturo Plozza (Brusio)

La tua candidatura è, per certi versi, sorprendente, in quanto, in passato, nonostante hai rivestito la carica di sindaco, non avevi mai partecipato a questa competizione elettorale: a cosa è dovuta questa nuova ambizione politica?

Nel 2012 sono stato eletto Presidente comunale e in questa funzione che a livello popolare chiamiamo “sindaco” mi trovo nel penultimo anno della terza e ultima legislatura che la Costituzione di Brusio prevede. Per 36 anni sono stato impiegato quale guardiano della selvaggina, presso l’Ufficio per la caccia e la pesca del Cantone dei Grigioni. Per definizione, quale impiegato cantonale non potevo candidarmi e far parte del parlamento cantonale. Questo il motivo per cui non ho mai potuto pensare a una possibile candidatura per il parlamento cantonale.

La situazione è ora cambiata in quanto non più attivo e impiegato del Cantone.
Mi è concessa adesso l’opportunità di candidarmi quale sindaco ancora in carica al Gran Consiglio, candidatura che permetterebbe di portare in Gran Consiglio la mia decennale esperienza dell’esecutivo locale e la conoscenza dei temi e dei problemi prettamente regionali e comunali.

A Brusio la popolazione conosce i candidati e per lo più vota la persona e non il partito. Il nuovo sistema prevede però l’appartenenza a un partito. Questo fatto è nuovo e il primo risultato è ben visibile (a livello cantonale 491 candidati per i 120 posti a disposizione). A Brusio ci sono 4 candidati in rappresentanza di altrettante forze politiche. Questo fatto lo valuto positivo. Due candidati d’esperienza, il Gran Consigliere uscente, il Sindaco in carica, due giovani che dimostrano interesse per la politica. Positivo anche il fatto che il popolo possa scegliere.

Credo che Brusio rimarrà fedele al principio di scegliere la persona e non il partito ma evidentemente i giochi e le ambizioni di partito avranno il loro peso e contribuiranno sia a livello di Cantone ma anche nei piccoli elettorali a formare e strutturare il futuro parlamento.

La tua candidatura, in contrapposizione a quella del granconsigliere uscente Della Cà, non rischia di rompere la compagine di governo brusiese?

Non credo e non penso di parlare di contrapposizione se inteso come rapporto di opposizione o di confronto.
Credo di poter dire che né Pietro Della Cà né il sottoscritto cercano un confronto.

Pietro è il candidato uscente, un candidato attivo che è anche membro del Consiglio comunale. Lavoriamo assieme per il bene del nostro Comune. Come logico sia non sempre abbiamo le stesse visioni e le stesse idee.
Ciò non impedisce o contrasta con il personale rispetto fra persone mature che si sono messe a disposizione della causa pubblica animate da buona volontà e impegno.

La nostra candidatura in contemporanea per un unico scranno non è determinante per la volontà di collaborare a livello comunale. Rimane democraticamente corretto il fatto di poter ambire in due ad un’unica carica.

Che cosa pensi della situazione di Viano e della sua strada e come ritieni sia meglio risolverla?

Il tema del collegamento con la frazione di Viano tiene naturalmente banco in quanto problema ed esigenza reale, meritevole di essere approfondito alla ricerca di soluzioni possibili, entro termini ragionevoli.

Permettetemi un breve excursus storico (fonte un articolo di Pietro Pianta dal titolo La strada carrozzabile di Viano).
Si parla della strada di Viano già nel 1879, quando gli abitanti del villaggio per la prima volta hanno inoltrato al Comune una domanda per la strada di Viano. L’assemblea decide di rimandare… ).
Nel 1880 i vianesi chiedono la costruzione di una semplice strada di monte lungo la Costa, l’arringo si esprime in modo contrario.
Nel 1887 Viano rinnova la sua domanda e invita il Consiglio Comunale ad adoperarsi affinché il Cantone costruisca la strada il più presto possibile. La Commissione di Stato non accoglie la richiesta…
Nel 1906 un’istanza firmata da 35 vianesi chiede che venga costruita a spese del Cantone una strada carreggiabile che colleghi Brusio con Viano. La risposta è nuovamente negativa. La storia continua e si ripete per lunghi anni senza trovare uno sbocco.
Nel 1914 il Gran Consiglio decide l’ammissione della progettata strada per Viano. Nel 1915 il Piccolo Consiglio delibera i lavori di costruzione della strada e iniziano i lavori. In seguito allo scoppio della guerra i lavori vengono sospesi. Nel 1919 il Consiglio Federale autorizza la continuazione dell’opera. Nel 1920 il Dipartimento cantonale competente comunica la conclusione dei lavori della strada di Viano. Il collaudo ha luogo il 15.07.1920. Come evidente una storia lunga e difficile.

Oggi il tema Viano e il suo collegamento tiene ancora banco. Sono passati tanti anni e le esigenze odierne di avere un collegamento rispettoso delle misure di sicurezza e dei criteri di una strada carrozzabile che garantisca il passaggio dei veicoli oggi usuali e necessari è sempre attuale. Una richiesta legittima per un collegamento a una frazione pienamente vitale con aziende e famiglie, con giovani e scolari.
Il tema è pertanto importante, per Viano di vitale importanza. Di conseguenza per il comune di Brusio un tema da sostenere e sollecitare in un’ottica di trovare una soluzione sostenibile e fattibile.

Questo il tema sul tavolo; e quali sono i player? In generale, quali richiedenti e interessati, tutti i cittadini di Viano ma anche quelle persone che via Viano hanno i loro monti e maggesi. Il comune di Brusio in quanto Comune territoriale. La Regione Bernina quale entità politica più ampia che è chiamata a salvaguardare le giustificate richieste della piccola Comunità di Viano. Il Cantone dei Grigioni e in particolare in questa fase di discussioni valutazioni e progetti l’Ufficio tecnico cantonale che è responsabile delle strade e dei collegamenti stradali a livello di Cantone. L’attuale collegamento è di competenza del Cantone che di conseguenza è responsabile dell’agibilità e della sicurezza.

Da alcuni anni la discussione viene portata avanti in particolare con l’ufficio tecnico cantonale. In discussione la strada come tracciato, la messa in sicurezza della strada, il miglioramento della strada. Allo stesso tempo la valutazione di possibili varianti, vale a dire un nuovo tracciato o una galleria. Allo studio anche la proposta di un collegamento via funivia (funivia semplice solo per trasporto persone e/o funivia per trasporto anche di veicoli. Una soluzione/decisione definitiva e finale non è ancora presa.

In estrema sintesi riassumo quanto discusso e appurato in occasione di un ultimo incontro con l’ufficio tecnico cantonale (febbraio 2022).
Punti fermi: Una funivia per trasporto sia di persone che di materiale e veicoli è scartata per motivi di gestione e fattibilità. La soluzione non è ritenuta valida e fattibile.
Funivia solo per trasporto persone non è scartata e il progetto viene approfondito. Strada attuale: il progetto miglioramento e messa in sicurezza dell’attuale tragitto procede indipendentemente da altre decisioni o sviluppi. Investimento di diversi milioni per la messa in sicurezza (reti di protezione), allargamento della careggiata, piazze di scambio… ).

In occasione della seduta del Gran Consiglio il Gran Consigliere Pietro Della Ca ha inoltrato un incarico volto a chiedere lo studio per un collegamento a Viano – via galleria. Si rinuncia, al momento, a una prevista serata informativa alla luce di quanto intavolato nella seduta e dell’incarico Della Cà in attesa di risposte da parte del Gran Consiglio, rispettivamente del Governo, alla proposta di ripensare a una galleria.

Quale pensa sia la migliore soluzione in tema sanitario per Brusio? Il Comune dovrebbe muoversi verso un ambulatorio satellite, e se sì come?

La strategia del Centro Sanitario Valposchiavo (ospedale, ma anche Spitex e Casa anziani) è quella di affrontare le sfide odierne e future in senso positivo e propositivo.
Tutti membri del CSVP (comitato, consiglio di fondazione e direzione) lavorano con l’obiettivo di mantenere e laddove possibile aumentare o proporre soluzioni alternative alla sanità in Valposchiavo ai sensi di un’offerta di qualità e sostenibile.

Sanità e benessere sociale sono compiti che i Comuni devono svolgere. Con il CSVP la risposta degli ultimi anni è assolutamente positiva. Con la fusione sotto lo stesso tetto delle tre colonne della salute (ospedale, Spitex e Casa anziani) il CSVP ha contribuito in modo determinante a garantire qualità e servizi. La gestione della pandemia è un altro esempio di efficienza e servizio di qualità. Ma non si tratta di affrontare solo la realtà del momento ma anche e da subito pensare al futuro.

Una sfida importante e determinante per il futuro della sanità in Valle è sicuramente il concetto di ampliamento del CSVP e il nuovo centro medico presso l’ospedale San Sisto.
Progetto nato dal gruppo dei medici di valle che quasi 10 anni fa ha cominciato a ragionare su questa possibile opportunità.
L’obiettivo dichiarato già da subito è quello di permettere e agevolare il ricambio generazionale dei medici. Quello che succede ovunque deve trovar spazio anche in Valle. L’offerta a potenziali giovani medici di un ambiente di lavoro moderno, al passo con i tempi, rispettoso delle tendenze ed esigenze attuali. Spazi adeguati, raggruppati e accessibili che permettono un maggiore scambio e maggiore collaborazione fra medici, di risolvere meglio la questione dei picchetti, di avere attrezzature e impianti in comune, di avere accesso al servizio farmacia concentrato in unico luogo.

Il concetto del centro medico che nel frattempo è entrato nella sua fase di realizzazione è stato presentato a suo tempo anche al Consiglio comunale di Brusio (8 marzo 2021).
In quell’occasione, da parte degli ospiti e relatori è stata ribadita l’importanza di avere una struttura al passo con i tempi al fine di garantire uno sviluppo sostenibile della sanità in Valle (medicina di base di qualità) e di permettere e sostenere il ricambio dei medici. Quest’ultimi ribadiscono che sempre più va a sparire la figura del medico di famiglia. Il modo di praticare la professione di medico è cambiato. Oggi si creano studi di gruppo, centri medici che puntano sulla collaborazione e la condivisione di esperienze, responsabilità, servizi di picchetto e amministrazione.

La presentazione del centro medico viene condivisa ma nasce spontanea la domanda: cosa succederà a Brusio se in futuro non ci sarà più un presidio medico? Dopo aver perso la scuola poi la posta si perde adesso anche il medico? Domanda legittima nell’ottica di un Comune che possibilmente vuole rimanere attraente per chi ci vive.
La risposta è chiara: un’offerta medica legata a Brusio è possibile anche in futuro, ma ciò esula dal progetto centro medico e non è parte integrante del progetto. Brusio può interessarsi della possibilità e opportunità reale di avere un ambulatorio anche a Brusio.
Se voluto, è compito del Comune valutare e proporre una soluzione che a detta dei presenti deve però tener conto di diversi fattori, in primis della disponibilità dei medici, ma anche di fattori logistici, finanziari e di garanzia di far capo a un centro satellite quando a 10 Km sorgerà un centro moderno, organizzato e gestito.

Il CC di Brusio si riserva di valutare la situazione e come primo passo prevede lo studio di una possibile ubicazione di un ambulatorio a Campocologno presso l’ex edificio scolastico. A conoscenza di questo studio preliminare (logistica) il CC valuterà come procedere.
Personalmente sono favorevole a trovare una soluzione per mantenere un ambulatorio medico sul territorio del comune di Brusio in collaborazione con i medici di famiglia attivi in valle.