Al Crott altri due incontri: Federica Gennai dà voce alle piante in un concerto sorprendente, mentre Alessandra Viola affronta il tema dell’intelligenza vegetale e dei diritti delle piante. Sabato 25 maggio, sotto la “tegia vègia” del Crott di Poschiavo, sono proseguiti gli eventi organizzati dal Festival delle erbe spontanee.
FLORARIA – Performance musicale in dialogo tra natura, voce ed elettronica
Federica Gennai, musicista toscana già ospite in Valposchiavo, ha permesso ad alcune piante da vaso di esibirsi in un concerto di improvvisazione: lo spettacolo è stato possibile mediante un sintetizzatore modulare in grado di trasformare il biosegnale delle pulsazioni delle piante in segnale sonoro. Questo sintetizzatore, di cui Federica Gennai ha deciso solo il timbro del suono, ha riportato la velocity delle frequenze ricevute tramite elettrodi collegati alle piantine in frequenze sonore da noi udibili.
L’esperimento ha messo in evidenza la possibile interazione con le piante: queste, infatti, appena collegati gli elettrodi, si ‘esprimevano’ con ritmi caotici i quali, però, cambiavano un poco per volta fino ad entrare in sintonia con la voce e l’armonia usata da Federica Gennai. L’interazione con queste piantine non è avvenuta soltanto tramite le frequenze sonore emesse dalla voce e dalla tastiera ma anche attraverso il tatto o l’umidificazione delle foglie: le pulsazioni ritmiche cambiavano immediatamente nel momento in cui le piante venivano accarezzate o ‘spettinate’, bagnate o strette.
In questo concerto, è stato solista di spicco un tasso barbasso, che ha saputo, più delle altre piante, sintonizzarsi con la voce di Federica Gennai la quale, a sua volta, l’ha assecondato in ben due improvvisazioni davvero ben riuscite.
Intelligenza e diritti delle piante
Alessandra Viola, scrittrice, giornalista scientifica, produttrice televisiva, ha tenuto una conferenza sul tema dell’intelligenza delle piante. Qualche anno fa, ha spiegato, parlare di intelligenza artificiale era considerata, in ambito accademico, una blasfemia. Eppure, sembra trattarsi solo di definizioni e al giorno d’oggi le definizioni non sono più univoche come quelle di un tempo. L’intelligenza oggi è generalmente definita come “capacità di risolvere i problemi”, e da ciò, spiega ancora la scrittrice, si deduce che anche le piante in qualche modo siano in grado di far fronte ai problemi primari della loro sussistenza. E non solo: le piante sembrano avere gli stessi nostri sensi e forse di più. Non dobbiamo credere che, se le piante hanno un altro corpo, differente dal nostro, e non possiedono organi paragonabili ai nostri come gli occhi o il cervello, allora non abbiano modi per sentire ciò che le circonda e relazionarsi con l’ambiente.
Come farebbero le piante ad orientare le proprie foglie verso la luce se, in qualche modo, non vedessero? – chiede Alessandra Viola. Uno studio su una liana tropicale ha mostrato che questa particolare rampicante forma le sue foglie imitando quelle della pianta su cui si arrampica, fino ad essere stata ingannata in laboratorio dove ha dato alle sue foglie la forma di quelle artificiali, non esistenti in natura, ma proposte dagli scienziati. Le piante sembrano quindi poter riconoscere i contorni delle forme. Inoltre, sembrano poter cogliere vibrazioni sonore ed emanarne. Avrebbero anche il senso del tatto e del gusto: ad esempio, le cosiddette piante carnivore, possono reagire in base a zone in cui vengono toccate e liberano la preda se non è a loro gradita. Sembra che, tra tutti, l’olfatto sia il mezzo privilegiato dalle piante per comunicare, basta pensare ai profumi e ai pollini che sentiamo anche noi. Ma, per quello che noi non possiamo sentire, pare che le piante emettano nell’aria delle sostanze quando sono sotto stress, ad esempio per un attacco parassitario, e avvisino così altre piante a distanza che, conseguentemente, iniziano ad elaborare una risposta preventiva all’attacco parassitario senza che queste siano già sotto minaccia.
Detto questo, le piante, nonostante abbiano una certa ‘personalità’, non sono considerabili individui in quanto la loro struttura è ridondante, ovvero: se divise, ad esempio tagliando una parte di esse, può crescerne un’altra identica. Certamente questo non è replicabile con il corpo umano che è, appunto, individuale.
Dalla conferenza di Alessandra Viola è emerso che le piante dovrebbero avere veri diritti sanciti dalla Costituzione: è vero che l’uomo, soprattutto nella storia occidentale, si è eletto animale superiore rispetto a tutti gli altri e ha inquadrato l’intera realtà nelle proprie – necessariamente limitate – categorie razionali. Questa autoproclamazione sembrerebbe da smantellare o quantomeno da rivedere, va bene. È vero anche che nei secoli l’uomo ha allargato la cerchia dei diritti come forma di riparazione per le ingiustizie compiute. Ma non si rischia di finire nella stessa situazione che si vorrebbe smantellare decidendo noi quali diritti devono avere tutte le creature ed ecosistemi esistenti? Non si sta sminuendo il senso del diritto riconoscendo ‘diritti’ a qualsiasi realtà? Il diritto non è forse a carico di soggetti con una mente e capaci di agire? Siamo sicuri che evitando definizioni stringenti si eliminino le differenze? Definire l’intelligenza come “capacità di risolvere i problemi” sembra adeguato per definire l’intelligenza di un computer, definizione, a tal proposito come per le piante, utile e funzionale. Forse, per spiegarsi le cose del mondo, sarebbe meglio non partire dalle definizioni ma arrivarci.














