Brusio, nuova veste per Casa Besta già nel 2025

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© Museo Casa Besta

Uno dei gioielli culturali della Valposchiavo di nuovo al centro di un progetto di restauro, adeguamento e valorizzazione fra il prossimo anno e il successivo. Il primo passo concreto di una intenzione già manifestata negli ultimi mesi è arrivato con la recente delibera in Consiglio Comunale che ha approvato e finanziato l’analisi preliminare e la stima dei costi per il risanamento dell’antico edificio nelle sue parti che necessitano di cure.

Tramite procedura per affidamento diretto, l’incarico è andato alla ditta Zarch SA Architetti di Poschiavo per un totale di CHF 7’610.00 IVA inclusa. “Una scelta in qualche modo dettata dalla continuità nei processi di salvaguardia del nostro patrimonio architettonico – spiega Piero Pola, Presidente della specifica commissione che si occupa del presente e del futuro di Casa Besta – dato non a caso agli stessi professionisti che hanno curato anche il restauro della chiesetta di San Romerio”.

Lunedì scorso il primo incontro operativo e ufficiale con Evariato Zanolari e Fulvia Premoli (specialista proprio in allestimenti museali fra i quali quello del Museo del vino di Brusio realizzato otto anni fa) per tracciare le linee guida necessarie a delineare un quadro il più possibile preciso. Un tavolo che serva insomma a stimare, fin da subito, sia le priorità sia i costi di intervento per poter mettere a preventivo le spese nel più breve tempo possibile.

Due gli aspetti principali dei quali bisogna tenere conto: tutto è partito dal progetto di adeguamento degli spazi espositivi attualizzandoli mediante l’adozione di criteri più moderni. “Per questo obiettivo – ricorda Pola – avevamo fatto un sondaggio fra la popolazione, incontrata anche in una successiva serata di confronto, con possibilità di mettere così in rilievo tutti insieme le tematiche principali; sappiamo che grazie a questa logica partecipativa – tiene a precisare Pola – possiamo orientarci nelle nostre azioni con approccio mirato”.

La strategia è talmente precisa che proprio dal confronto interno alla collettività è scaturita la volontà unanime di procedere anche su un secondo aspetto, non meno rilevante, e cioè la necessità di capire cosa serva fare per mettere mano ai segni di senescenza affiorati in più punti dello stabile. Il tempo fa il proprio corso, come è normale che sia, e anche Casa Besta reclama nuove cure visto che sono trascorsi ormai ben 25 anni dal primo consistente restauro conservativo effettuato per mettere in salvo la struttura.

“All’interno della commissione ci siamo peró accorti che ci era difficile capire da soli cosa fare e quali fossero le priorità – spiega il presidente della commissione – per questo abbiamo pensato che fosse necessario rivolgersi ad un architetto. Attualmente parliamo di problematiche legate soprattutto ad umidità e scrostamenti, di fronte a cui servirebbe – per sommi capi – levigare i pavimenti e risanare i muri”.

Ora la parola passa dunque agli esperti: lo Studio Zarch effettuerà una serie di sondaggi locale per locale dividendo le necessità riscontrate in tre livelli: le opere di manutenzione urgenti; quelle consigliabili; le non prettamente necessarie ma funzionali anche e soprattutto ai nuovi spazi espositivi. Insomma tre fasce di importanza, da un minimo ad un massimo, con relative ipotesi di spesa.

“Il Comune avrà a disposizione questo materiale sicuramente entro la fine del mese – riprende Piero Pola – mentre noi pensiamo già di inaugurare i primi spazi adeguati – cioè quelli a pian terreno e lo studiolo al secondo piano – entro giugno 2025 mentre il resto sarà realizzato e consegnato nel 2026”.

Infine, ma non da ultimo, l’obiettivo successivo ovvero la destinazione da dare agli spazi lasciati liberi dagli ex Uffici di Circolo per i quali erano stati concepiti; ora l’idea di massima sarebbe quella di riportarli alla loro forma originaria, sempre tenendo conto dei costi: ”C’è già qualche idea, di certo le tematiche saranno sempre inerenti l’identità locale con particolare riferimento alla vocazione agricola, ad esempio, attraverso la posa di nuovi pannelli esplicativi sulle lavorazioni principali”.

Nel frattempo a Casa Besta sono già in corso le operazioni di catalogazione e inventario di tutti gli oggetti, a riprova del fatto che si procede un passo alla volta, ma sempre nell’ottica di un programma omogeneo anche in prospettiva.
“Certamente sarà possibile fare interventi modulari suddividendo i preventivi su più annualità, l’essenziale è che si tratti di un progetto unitario e con un filo conduttore coerente anche con ciò che è stato fatto finora – conferma il presidente Pola – potendo contare anche su una commissione molto attiva e coesa nella quale lavorano con me Marisa Del Tenno-Della Cà, Angela Brunoldi-Bonguliemi e Margherita Triacca-Casa”.

Senza dimenticare le due anime di questo progetto, dal punto di vista concettuale e documentario: “Non avremmo fatto e non potremmo fare nulla senza l’impegno dello storico Daniele Papacella e di Achille Pola che si occupa anche dell’inventario seguendo il progetto con tutto se stesso – conclude Piero Pola – insomma, un progetto che ha le persone e la collettività alla sua base; solo in questo modo si può dare a Casa Besta il lustro che merita”.