Azienda Pedretti di Viano: la terra, la famiglia, la passione

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Quando è stata l’ultima volta in cui avete visto da vicino la terra, la natura e le persone che producono il cibo di cui vi nutrite? Di certo si può rispondere che dipende. Prima di tutto dipende da quale prodotto alimentare si acquista: non sarebbe possibile recarsi in ogni azienda agricola che fornisce le grandi catene. Ma se c’è una cosa possibile in Valposchiavo è proprio questa: vedere con i propri occhi dove, come e da chi viene gestita la filiera produttiva di alcuni alimenti bio e “100% Valposchiavo”. Per questo, domenica 30 marzo l’Azienda Pedretti di Viano ha inaugurato una giornata ‘porte aperte’ in cui mostrare la propria attività agli avventori.

L’azienda

Sessant’anni di storia, cinque mucche e la zappa tra le mani callose di nonno Gioachino. Poi la tragedia: un incidente gli stronca la vita e l’eredità passa già a Livio, ragazzo di ventun’anni con la tempra d’acciaio e una compagna, Milena, che gli fa da scudo. Insieme costruiscono un piccolo impero: tre figli, una stalla che cresce e la caparbietà di chi sa resistere. Nadir, il primogenito, dopo essersi messo alla prova tra mestieri diversi, ritorna all’ovile nel 2000 per raccogliere il testimone, spinto dall’amore per la terra e per Maurizia, suo sostegno, la quale ha dato alla luce Diana e Daniele; e anch’essi, sebbene giovanissimi, sono già coinvolti nell’attività. Oggi l’azienda è un’oasi biologica: 60 mucche, 200 pecore, 100 maiali, 40 galline, marmellate e uova, tutto a chilometro zero, con Livio ancora a fare da custode dell’alpe Predusasc.

Porte aperte

Ore 10. È una bella giornata di inizio primavera, dopo una nottata di forte vento da nord che qualche preoccupazione agli organizzatori l’ha destata. Nadir Pedretti, ha accolto i primi avventori e li ha guidati in un tour della struttura. L’azienda si è ampliata negli anni fino a sfruttare interamente lo spazio in cui si trova insediata – quasi arroccata, trattandosi di Viano.  Prima tappa, la stalla delle mucche nutrici e dei vitellini. Si capisce che è premura di Nadir avere cura e attenzione di ogni singola bestia, ma non è solo: c’è anche Daniele (classe 2015) a tenere operosamente il tutto sotto controllo. Successivamente si è passati nella zona di allevamento dei maiali. Due ‘camerette’ riscaldate per i piccoli ma aperte per lasciarli liberi di andare a trovare la madre lì a fianco. I recinti coperti danno anche accesso alla rispettiva zona esterna. Nadir si è prestato a fornire ogni chiarimento sulle domande che sono sorte, raccontando l’attività e raccontando se stesso. Al piano di sopra, poi, si è stati accolti da numerose pecore e agnellini, si è potuto vedere il recente impianto per la movimentazione del fieno in stoccaggio e, infine, terminare il tour nell’aia esterna che conta una quarantina di galline. Dopo il tour è stato offerto un ottimo rinfresco con i prodotti dell’azienda.

Resistenza

Ultimamente si parla spesso di resilienza. In origine, termine tecnico che sta a indicare la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. Poi ereditato, sempre in ambito tecnico, dalla psicologia per significare la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Oggi invece, diciamolo, termine abusato, non più tecnico né specifico, e che anzi mette in ombra l’altra capacità, quella forse un po’ più forte e senza compromessi del resistere: ovvero l’azione tendente a impedire l’efficacia di un’altra azione contraria. E quali sarebbero le azioni contrarie in questo caso? Il prezzo odierno di un uovo o di un capo di bestiame, non è così distante da quello di 50 anni fa, eppure la vita dignitosa di un animale dovrebbe essere un prezzo che si è disposti a pagare. È evidente che i trend del mainstream puntano a condurci su altre forme di consumo e non verso un’alimentazione consapevole. Per generalizzare, si è disposti a spendere per un cellulare nuovo e costoso quando se ne possiede uno ancora funzionante, ma verso altri prodotti si è attenti al centesimo. E ancora: rischiamo di pagare meno una cosa che vale ancor meno e impuntarci su quell’altra che costa di più e che magari vale pure qualcosina ancor più, e su cui il produttore non ha grossi margini. La resistenza è quella di continuare ad avere un rapporto diretto e rispettoso con gli animali del proprio allevamento, di non forzare i cicli naturali, di accontentarsi del buon risultato ottenuto e di avere una visione lucida sul futuro, non abbagliata da miraggi di un aumento di produttività senza ritegno.

Prossima giornata ‘porte aperte’ il 26 aprile nell’ambito del festival sConfini.