Green Deal Grigioni: il parlamento spende un miliardo – ma restano dubbi

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Con la “Legge sulla promozione e il finanziamento di misure per la protezione del clima e l’innovazione”, i Grigioni si pongono l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. La seconda fase del piano d’azione Green Deal prevede delle misure con un notevole impatto finanziario: il Gran Consiglio ha deciso di destinare 200 milioni di franchi di fondi statali per l’avvio del programma. Entro il 2050, complessivamente, si prevede di elargire un totale di circa 1 miliardo di franchi nel Green Deal. Su questi stanziamenti non vi sarà una votazione popolare automatica: i cittadini potranno esprimersi alle urne solo in caso di referendum.

Impatti sulla produzione idroelettrica grigionese

Tra le misure figura il sostegno all’espansione del fotovoltaico, da intendere come incentivi aggiuntivi ai sostegni federali e cantonali (ed eventualmente comunali) già esistenti. In particolare, si incentiveranno gli impianti solari capaci di produrre molta più energia di quanta ne venga consumata sul posto. Questo porta ad un significativo surplus di elettricità da immettere in rete, specialmente nelle ore di massima produzione solare. Il risultato? Prezzi all’ingrosso che scendono sempre più spesso sotto zero, mettendo in difficoltà le centrali idroelettriche – cuore storico dell’economia energetica grigionese – e che non riusciranno più a coprire i propri costi e saranno costrette a vendere la loro produzione in perdita. Questo significa che un pilastro energetico stabile e rinnovabile come l’idroelettrico, che nei Grigioni produce circa quattro volte il fabbisogno locale, viene messo a rischio. Da non dimenticare, infine, che gli incentivi gonfieranno artificialmente la domanda di impianti solari, facendo lievitare i prezzi d’installazione per famiglie e imprese.

Fonti di finanziamento

Tra le fonti di finanziamento del Green Deal rientra anche il 30% del gettito cantonale della tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni (TTPCP), circa 17 milioni di franchi l’anno sottratti dal versamento al fondo strade. Questo porterà ad una riduzione del capitale del fondo strade, per cui è previsto un meccanismo di sicurezza, che però scatterà solo quando il debito stradale supererà i 100 milioni di franchi: una soglia troppo alta, che rischia di bloccare grandi progetti stradali, come le circonvallazioni, soprattutto nelle regioni periferiche. UDC e PLR avevano proposto di far scattare la compensazione già quando il saldo del fondo strade scende a zero; la misura avrebbe assicurato maggiore stabilità finanziaria ai progetti stradali, ma purtroppo non ha ottenuto la maggioranza in parlamento. Nei confronti della cittadinanza è infine doveroso menzionare che, qualora le risorse del Green Deal si rivelassero insufficienti, non si può escludere il ricorso a nuove imposte o l’aumento di quelle esistenti.

Autonomia comunale

Un aspetto particolarmente critico riguarda infine il ruolo dei Comuni. La nuova legge impone loro di assumere una funzione esemplare nella protezione del clima, andando così ben oltre quanto previsto dal diritto federale, che richiede tale impegno solo alla Confederazione e ai Cantoni. Anche se formalmente si tratta di una raccomandazione e non di un obbligo vincolante, nella sostanza rappresenta un’ingerenza rilevante nell’autonomia comunale. I comuni del Cantone dei Grigioni hanno situazioni molto diverse per dimensioni e capacità finanziarie e devono mantenere la libertà e l’autonomia di scegliere come e quando contribuire agli obiettivi climatici, senza pressioni legislative che non sono richieste dalle leggi superiori.

Tirando le somme, il miliardo stanziato per il Green Deal rischia di tradursi in un esperimento costoso con finanziamenti distribuiti a pioggia e senza una reale garanzia di efficacia climatica. Un progetto che addossa i costi ai contribuenti e, nel contempo, impatta seriamente settori strategici del nostro cantone, come le infrastrutture stradali o la produzione idroelettrica.

Gabriela Menghini-Inauen

Deputata al Gran Consiglio

www.gabriela-menghini-inauen.ch

3 COMMENTI

  1. Magari è necessario sottolineare che il sostegno al fotovoltaico comprende anche la produzione invernale, la quale non risulta particolarmente problematica.

    Inoltre il Green Deal contiene un programma molto più ampio, comprendente 27 misure. Ad esempio sostiene il programma edifici, che incentiva la ristrutturazione del parco immobili esistente, dando lavoro a tutto il settore edile e riducendo importanti consumi energetici.

  2. La somma di denaro che una maggioranza del Parlamento retico ha destinato al “Green Deal grigione” è notevole e discutibile. Così come sono discutibili gli effetti che questi incentivi produrranno nel tempo. Non credo sia invece discutibile la responsabilità dell’uomo, mai così presente sulla Terra, con quanto sta accadendo a livello climatico. Le analisi del peggioramento climatico esposte da prestigiosi esperti – anche in recenti conferenze in valle – non lasciano spazio a interpretazioni soggettive. Mai nella storia l’uomo ha influito tanto negativamente, in un lasso di tempo così breve, sul peggioramento della condizione climatica globale.
    Personalmente, definirei pertanto i soldi destinati al “Green Deal grigione” un investimento e non una spesa. A maggior ragione perché sono soldi che rimarranno in buona parte sul territorio e ridurranno la spesa energetica futura sia privata che pubblica.
    Discutibile è anche la constatazione che questi investimenti potrebbero indebolire la posizione economica delle nostre centrali elettriche. Altre teorie indicano proprio l’effetto contrario, raccontandoci di una maggiore importanza dell’idroelettrico nel tempo perché in grado di garantire l’approvvigionamento nelle ore di punta e nei momenti in cui il fotovoltaico non saprà soddisfare la richiesta.

    Bruno Raselli, Le Prese

  3. La preoccupazione espressa è legittima e mette in luce il delicato equilibrio tra investimenti pubblici, efficacia delle misure ambientali e impatto economico locale. Tuttavia, la domanda centrale resta valida: vogliamo davvero fare qualcosa per ridurre le emissioni e contribuire a un mondo più pulito oppure no?
    Il Green Deal, pur con tutte le sue imperfezioni, nasce proprio dalla volontà di affrontare la crisi climatica con strumenti concreti.
    Alla fine, il punto è: preferiamo agire con senso di responsabilità e visione a lungo termine, oppure restare fermi e pagarne le conseguenze domani?