Brusio, il mistero di Santa Trinità

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Cinquant’anni fa, a Brusio, furono rinvenuti i resti dell’antica chiesa dedicata alla Santa Trinità. Si trattava della vecchia chiesa di Brusio, usata fino ai primi del Seicento. Per alcuni decenni, dopo l’introduzione della Riforma, ospitò sia la messa celebrata dalla comunità cattolica, sia il culto protestante.


L’antica chiesa di Brusio i cui resti riaffiorarono in occasione dei lavori di ampliamento della strada cantonale

Dopo il massacro dei riformati, perpetrato nell’estate del 1620, la chiesa della Santa Trinità cessò di essere usata. Abbandonata all’incuria, trasformata in ricovero per gli animali, verso la fine del Settecento fu parzialmente abbattuta per fare posto al giardino della canonica.

L’intervento dell’archeologo
La mattina del 7 luglio 1974, alle 7.30, l’archeologo Armon Planta arrivò a Brusio. In una nota, conservata a Coira, presso l’Ufficio archeologico cantonale, scrisse: “Quando arrivai sul cantiere parte dei resti della chiesa era già stata portata via dalla scavatrice; pertanto, fu impossibile stabilire la lunghezza dell’edificio. Solo la sua larghezza poté essere approssimativamente stimata”.
Planta si era precipitato in Valposchiavo, a Brusio, dove erano in corso i lavori di ampliamento della strada cantonale, allo scopo di ispezionare i resti dell’antica chiesa della Santa Trinità, riportati in luce dallo scavo. Purtroppo, al suo arrivo dovette constatare che la situazione era già compromessa dai lavori eseguiti in vista del rifacimento della pavimentazione stradale, della costruzione del marciapiede e del muro che avrebbe fiancheggiato la strada.

Il salvataggio degli affreschi
“L’ingegnere di circondario mi promise che avrebbe impedito l’ulteriore distruzione delle parti di muro [dell’antica chiesa, ndr.] sui quali si trovano degli affreschi”, aggiunse Planta nelle sue note. Prima di rientrare oltre Bernina, l’archeologo fece delle misurazioni e alcuni schizzi che riportò su di un foglio millimetrato.
Nelle settimane successive, gli archeologi effettuarono ulteriori ispezioni dei resti della chiesa e provvidero a staccare gli affreschi, dopodiché i lavori di sistemazione della strada proseguirono e furono portati a termine.

Rinvenuto l’antico cimitero
Nell’estate del 1975, durante due settimane, l’archeologo Silvio Nauli condusse una breve campagna di scavi. Dopo avere incontrato il sindaco Pianta e il presidente della Parrocchia cattolica Triacca, si accordò con l’impresario Cao per rimuovere, stavolta con la dovuta circospezione, alcuni strati di terreno. Furono rinvenuti frammenti di intonaco con tracce di affreschi, parti dei muri della chiesa che erano stati demoliti e usati come materiale di riempimento, e alcuni scheletri appartenuti a persone che erano state sepolte nel cimitero adiacente alla chiesa della Santa Trinità.
In un breve riassunto dei lavori eseguiti, Nauli precisò che quella ispezione, durata pochi giorni a causa dei limitati mezzi finanziari a disposizione del servizio archeologico cantonale, terminò il 25 maggio.

Una memoria sepolta
L’area dello scavo venne quindi ricoperta e oggi si trova sotto il parcheggio, accanto al municipio di Brusio.
Resa inutile dalla costruzione della nuova chiesa cattolica di San Carlo, prima, e dalla chiesa riformata, poi, abbandonata e sepolta, la chiesa della Santa Trinità – e il ricordo della sua esistenza – ritornò brevemente a fare capolino a Brusio cinquant’anni fa, per poi sparire di nuovo, sotto l’asfalto della nuova strada cantonale e dell’adiacente parcheggio.