Federico Zuliani è storico, di Milano, e lavora attualmente in Germania, a Mainz. Negli ultimi quindici anni ha dedicato la sua attenzione in particolare alla storia delle chiese riformate di lingua italiana sorte a sud delle Alpi, in Valtellina e nelle vallate del Grigione italiano.
Protestanti retici
Si tratta di una trentina di chiese che rappresentano un raro caso di Riforma protestante esclusivamente di lingua italiana impostosi sul versante meridionale delle Alpi nella prima età moderna.
Il campo di indagine di Zuliani abbraccia il periodo che va dagli anni Cinquanta del Cinquecento sino al cosiddetto Sacro macello del 1620, quando un pogrom spazzò via quasi interamente la presenza protestante nelle nostre regioni.
Prima del sacro macello
Il risultato delle ricerche dello storico milanese è confluito in un interessante volume dal titolo “Quelli senza messa. Le comunità protestanti italofone della Rezia, c. 1550-1620”, uscito lo scorso anno per i tipi delle Edizioni dell’Orso.
Il volume si struttura in quattro capitoli. Il primo si sofferma sulle comunità e sulle chiese nel loro insieme offrendo un quadro generale della loro storia e delle loro peculiarità. Il secondo è dedicato all’impatto di quelle chiese sull’intera società retica, inclusa quella rimasta cattolica. Il terzo si focalizza sulla figura del ministro, il nuovo “professionista del sacro” posto alla guida delle chiese riformate. Il quarto analizza il ruolo dei “laici” e l’organizzazione di quelle comunità.
Poschiavo come Ginevra
Un ulteriore aspetto, di particolare interesse, che emerge dal lavoro di Federico Zuliani – peraltro di gradevolissima e scorrevole lettura – è il ruolo centrale che le comunità riformate retiche assunsero per aiutare i protestanti del resto della Penisola, allora perseguitati e costretti alla clandestinità. E si scopre che per alcuni decenni, Poschiavo e Chiavenna furono, per l’Italia, quello che Ginevra fu per la Francia, ovvero un punto di riferimento per il movimento di riforma religiosa.















