Care concittadine, cari concittadini,
oggi celebriamo il 1° di agosto, giorno simbolico della nascita della nostra Confederazione. Un giorno che ci ricorda il coraggio di quei primi cantoni che, nel 1291, si unirono per opporsi al giogo straniero. Allora, la minaccia era rappresentata dai balivi forestieri, imposti da potenze esterne, che amministravano senza conoscere né rispettare le nostre usanze, la nostra lingua, la nostra libertà.
Oggi, 734 anni dopo, ci ritroviamo a celebrare non solo una festa nazionale, ma – se vogliamo essere sinceri – sarebbe più onesto parlare di una festa razionale. Una festa in cui non ci limitiamo a ricordare, ma anche a riflettere.
Perché, se allora combattevamo per liberarci dai balivi, oggi – ironia della storia – ci ritroviamo nuovamente a doverci confrontare con dei nuovi balivi. Non parlano un’altra lingua, non vengono da lontano, ce li siamo allevati noi stessi. Sono parte di una burocrazia onnipresente, che cresce come una rana nello stagno della nostra quotidianità: silenziosa, ma costantemente più grande, più invadente, più distante.
Non è una burocrazia eletta, non risponde direttamente al popolo. Eppure, agisce, decide, influenza. Siede nei gruppi di lavoro, nelle commissioni, nei comitati consultivi – sempre in veste di “esperti”. Ma quanto è davvero neutro chi ha opinioni politiche proprie? Quanto è tecnicamente “obiettivo” chi orienta le scelte del Governo con dossier, report, analisi e posizioni che dovrebbero riflettere le necessità dei Comuni, non unicamente dei dati?
Non siamo più minacciati da forze straniere, ma da una forma di potere senza volto, che spesso sfugge al controllo democratico e alla trasparenza.
E allora oggi, in questa giornata che dovrebbe celebrare l’autodeterminazione, vale la pena chiederci:
Siamo ancora padroni in casa nostra?
Quanta autonomia comunale ci è ancora rimasta da difendere?
O ci siamo costruiti, inconsapevolmente, una nuova gabbia fatta di buone intenzioni, modulistica, cavilli, ed “esperti” non eletti?
La Svizzera non è solo quella dei prati verdi, dei laghi limpidi e dei fuochi d’artificio. Deve essere una Svizzera razionale, libera e responsabile, dove chi decide risponde al popolo, dove l’amministrazione è al servizio del cittadino – non il contrario.
Oggi, dunque, più che una celebrazione cieca, vi invito a una celebrazione consapevole. A guardare avanti con spirito critico, con passione civile, e con l’audacia che animava i nostri avi nel 1291.
Buona festa a tutti,
e lunga vita a una Svizzera libera, sobria e razionale.
01.08.2025/pdc














