Difendere ogni giorno ciò che ci unisce

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Oggi, mentre le bandiere svizzere sventolano nei giardini e sulle piazze, celebriamo il 1° Agosto, il nostro giorno nazionale. Ma ora, più che mai, dev’essere un’occasione per riflettere su ciò che tiene viva la nostra democrazia.

In un mondo attraversato da crisi e tensioni, nulla può essere dato per scontato. Le libertà che consideriamo fondamentali – il diritto di voto, l’equilibrio tra i poteri, la libertà di espressione – sono conquiste fragili, nate da battaglie lunghe e spesso dolorose. E sono reversibili, se smettiamo di proteggerle con la cura quotidiana che meritano.

Mentre riemergono modelli autoritari e si affievolisce il rispetto per le istituzioni, anche nei Paesi democratici si accendono segnali d’allarme. La separazione tra poteri – esecutivo, legislativo, giudiziario – viene talvolta messa in discussione da chi governa, dimenticando che ogni decisione, anche la più urgente o impopolare, deve poggiare sul rispetto delle regole condivise e della volontà popolare.

La Svizzera resta un esempio di pluralismo e partecipazione, ma nessuna democrazia è immune dal logoramento. Il rispetto della legge, la forza del dialogo e la tutela delle minoranze sono principi da riaffermare con forza, soprattutto quando il clima politico si fa più acceso, polarizzato o impaziente.

Anche il concetto di nazione – che dovrebbe unire, non dividere – è oggi spesso strumentalizzato a fini identitari o di potere. Dopo la Seconda guerra mondiale, l’Europa e il mondo decisero di affidarsi a regole comuni, consapevoli che una pace duratura passa dalla cooperazione. Oggi, al contrario, si screditano i trattati, si indeboliscono le istituzioni internazionali, si torna a logiche di potenza che credevamo superate dalla storia.

E la storia, infatti, parla chiaro: ogni volta che il nazionalismo ha prevalso sul dialogo, le conseguenze sono state isolamento, esclusione, conflitto. Quanto accade oggi a Gaza – come in altri luoghi dove la forza zittisce il diritto – ci ricorda quanto sia fragile la pace quando viene meno il rispetto reciproco.

In questo scenario, la Svizzera può ancora offrire un’alternativa: con la sua tradizione di neutralità attiva, mediazione e inclusione, ha costruito un modello che riconosce nella diversità una forza, non una minaccia. È un Paese in cui lingue, culture e sensibilità differenti convivono grazie a istituzioni fondate sulla fiducia e sulla responsabilità condivisa.

Ma non possiamo ignorare che, nonostante i valori che professiamo, non ci siamo mai davvero avvicinati all’ideale di Liberté, Égalité, Fraternité che ha ispirato le democrazie moderne. Oggi più che mai, vediamo un abisso crescente tra le realtà sociali, economiche e culturali. Le disuguaglianze si allargano, la coesione vacilla, la fiducia si erode.

Eppure, anche in mezzo a queste tensioni, resistono realtà locali che incarnano con semplicità valori universali. È il caso di Poschiavo, che ha recentemente ricevuto il Premio Wakker: un riconoscimento che celebra il lavoro di una collettività capace di guardare al futuro senza tradire l’identità e la memoria del passato. Una dimostrazione concreta che esistono modelli solidali e sostenibili, capaci di unire innovazione e radici, progettualità e cura del territorio.

L’augurio più sincero è che la Svizzera resti fedele a se stessa. Che la democrazia non venga solo celebrata nei discorsi ufficiali, ma vissuta nei gesti quotidiani. Che le voci più fragili continuino a trovare ascolto. Che il pluralismo rimanga la nostra vera ricchezza, e la partecipazione la nostra più solida difesa.

Perché, come ci insegna la storia, solo ciò che si difende si mantiene. E solo ciò che si custodisce ogni giorno può davvero durare.

Buon compleanno, Svizzera.
Renato Isepponi

3 COMMENTI

  1. “L’augurio più sincero è che la Svizzera resti fedele a se stessa. Che la democrazia non venga solo celebrata nei discorsi ufficiali, ma vissuta nei gesti quotidiani. Che le voci più fragili continuino a trovare ascolto. Che il pluralismo rimanga la nostra vera ricchezza, e la partecipazione la nostra più solida difesa.”
    Brau Renato. Condivido appieno questo augurio. Oggi più che mai la democrazia, il pluralismo e la partecipazione sono in pericolo…… anche da noi.