
Giovedì 7 agosto, nell’Aula riformata di Poschiavo, è stato presentato al pubblico un modello in scala 1:40 della chiesa evangelica, realizzato interamente con mattoncini LEGO. L’autore è Samuele Jenni, 19 anni, studente del liceo di Coira, che ha scelto questo progetto come lavoro di maturità. Il modellino, composto da circa 30.000 pezzi e alto un metro, riproduce fedelmente l’edificio e il campanile, ed è frutto di mesi di rilievi, progettazione digitale e assemblaggio.
Prima di dare spazio al racconto di Samuele Jenni, Paolo Tognina ha ripercorso brevemente la cronologia costruttiva della chiesa, basandosi su fonti trovate nelle sue ricerche d’archivio. Dai documenti emerge che i lavori dell’edificio attuale iniziarono il 1° maggio 1642 e si conclusero nel 1649. Il campanile fu cominciato nel 1677 sotto la direzione del capomastro Pietro Bolla di Comano e completato nel 1685. Alla base c’era anche la memoria del 1623, anno del tentativo di eliminare la comunità riformata in valle, evento che portò a un risarcimento di 1.050 fiorini da parte della comunità cattolica. La somma non bastò, e i riformati avviarono una raccolta fondi in tutta la Svizzera: 900 fiorini nelle Leghe, orzo e segale dall’Engadina Bassa che non disponeva di fiorini, 500 fiorini da altri cantoni. Nei registri compare inoltre il “soccorso” del 1720, edificio di servizio con funzione di deposito di sementi e presidio difensivo, poi demolito nell’Ottocento. Nei documenti del 1654 la chiesa risulta dedicata alla Santissima Trinità; la denominazione “Sant’Ignazio” affiora solo alla fine dell’Ottocento, di origine non chiarita, come ricordato anche da Giovanni Luzzi nelle sue note.
Nel 1862, in occasione del sinodo grigionese a Poschiavo, l’interno fu riorganizzato: il pulpito venne spostato, le panche uniformate e installato un organo Zimmermann. A metà Ottocento l’architetto vicentino Giovanni Sottovia ridisegnò l’esterno; nel 1911 l’architetto samedanese Nicolaus Hartmann introdusse decorazioni monumentali come rosette e ghirlande di gesso. L’ultimo grande restauro si svolse dal 1971 al 1974, con la direzione di Mario Semadeni e le indicazioni dell’esperto restauratore Oskar Emmenegger, riportando l’aula all’impianto che oggi conosciamo. Nel 1978 l’antico organo Zimmermann lasciò il posto a un Metzler, tuttora in uso.
Poi è toccato a Samuele presentare direttamente la sua costruzione. “Quest’anno dovevo fare il lavoro di maturità… siccome mi piace da sempre il LEGO e la chiesa evangelica di Poschiavo è un punto di riferimento, ho avuto quest’idea.” Da dicembre ha cominciato a prendere misure sui piani originali forniti da Marco Lardelli, aiutandosi con fotografie e un’app sul telefono che sfrutta il sensore LiDAR. Come un architetto, ha scansionato muri, portoni, l’interno del campanile. “Ci ho messo 300-400 ore solo per il progetto preliminare al computer.”
Il modello è cresciuto mattoncino dopo mattoncino, fino a superare la stima iniziale di 20.000 pezzi. Per arrivare a quota 30.000 con le pertinenze esterne, Samuele ha ordinato componenti online, spesso da rivenditori di pezzi usati perché non tutti i mattoncini sono ancora in catalogo. La sua scelta è stata di rimanere il più possibile in Svizzera, ma diversi ordini sono stati rivolti anche ad altri paesi europei. Gli ultimi pacchetti sono arrivati la mattina stessa della presentazione. “Se non fossero arrivati, avremmo dovuto lavorare di silicone per riempire i buchi” scherza Tognina.
La costruzione vera e propria ha richiesto 200 ore di lavoro distribuite fra Samuele, il fratello minore Davide e qualche parente reclutato tra una cena e l’altra. Davide, oltre a montare muri e tetti, ha popolato il cortile con storie in miniatura: un ladro dietro a un cespuglio inseguito da due poliziotti e un cane, un complice che fugge dal cancello, anche una vicina con il tosaerba, così come l’interno della chiesa piuttosto frequentata.
Accanto alla grande riproduzione, alta un metro come il campanile vero (40 metri) in scala, Samuele ha realizzato anche una versione ridotta, scala 1:125, 2.200 pezzi, in vendita con istruzioni per chi volesse cimentarsi. Prezzo: 220 franchi, 230 con il manuale cartaceo.
Il livello di dettaglio è quasi maniacale: all’interno, l’organo Metzler del 1978, le panche lucidissime (fin troppo rispetto all’originale), le finestre da cui filtra la luce. Il tetto si apre per mostrare l’arredo; sportellini laterali rivelano navate e altare. “Vederlo finito è molto bello” dice Samuele, “sono felice e soddisfatto” di fronte al pubblico affascinato dal suo lavoro.
Il progetto arriva a pochi giorni dalla consegna a Poschiavo del premio Wakker per la salvaguardia del patrimonio architettonico. Non è un caso: il campanile della chiesa riformata è parte dell’identità visiva del borgo. Ora, grazie a un lavoro di pazienza e visione, esiste anche in mattoncini Lego: sarà protetto da una teca di plexiglass ed esposto nella stessa chiesa.
Modellini in scala
Ho chiesto a Samuele che cosa si aspettava di suscitare nel pubblico con la realizzazione di questo modellino. La risposta è stata minimale e precisa: che chi lo osserva senta la spinta a entrare nella chiesa per rintracciare, in scala 1:1, i dettagli che qui appaiono miniaturizzati. Ora, credo, c’è un’operazione da non sottovalutare: il passaggio fra due spazi, due proporzioni e due modalità percettive, che sono due modi di intendere le cose. La miniatura concentra, delimita, rende disponibile allo sguardo un intero mondo che, nella sua dimensione originaria, ci sovrasta.
Guardare dall’alto, o ridurre la scala, non è però solo un cambio di prospettiva. Ci mette quasi nella posizione di chi può scrutare il “mondo” come possiamo fare noi con questo modellino. In tal senso non stupisce che Dio lo si pensi sempre in alto: la distanza verticale garantisce un campo visivo totale, anche se per una cartografia completa del reale, lo sappiamo, occorre anche il microscopio. E non basta.
Ma se si parla di scala e di ridimensionamento, di microcosmi ricreati per poterci posare per intero lo sguardo, un altro elemento sembra accomunarci sempre “in scala” a chi si ritiene governi dall’alto: progettare e realizzare. Pensiero e azione, che in Dio secondo i teologi corrispondono e collimano, in noi uomini per fortuna e/o sfortuna no – e su cui anzi si alimenta un’ontologia della differenza – ci inducono a porre una riflessione su quanto, per noi, realizzare e portare a termine le cose non sia solo un fatto tecnico o produttivo, ma un modo di incidere sul mondo, di imprimere nella materia un ordine che prima esisteva solo nella mente.
Poi magari, nell’architettura universale, ogni forma che crediamo di fissare è solo un passaggio fugace, un contorno che il caos ci lascia intravedere prima di dissolverlo. In quel breve intervallo ci illudiamo di aver compreso il disegno, di esserne parte e artefici; ma forse, in un’altra scala, siamo noi i dettagli in miniatura, figure provvisorie all’interno di una geometria che non conosce centro né misura. O quantomeno non la nostra.















Complimenti per questo bellissimo progetto!