La caccia è una passione che coinvolge. In Valposchiavo ancor di più. La Società cacciatori Poschiavo è quella con il maggior numero di affiliati in seno all’Associazione dei cacciatori grigioni con licenza (ACGL) e con quella di Brusio si contano circa 500 tra cacciatrici e cacciatori attivi.
Mancano davvero poche ore all’apertura della caccia 2025. Come ogni anno, i preparativi iniziano già ad inizio primavera, con l’arrivo della stagione vegetativa. Molti preparano per tempo i loro appostamenti e si studia in modo maniacale (chi più, chi meno) le abitudini degli animali selvatici.
Perché, prima di tutto, un cacciatore è anche un attento osservatore che coglie, con sfumature e sensibilità diverse, le varie informazioni che si possono carpire al territorio. L’osservazione, non solo quella diretta di un bell’ungulato, permette anche di capire quali sono i passaggi preferiti degli animali selvatici. A volte basta poco per creare un sussulto: un ciuffo di pelo, lo stampo di uno zoccolo nella terra inzuppata, un abete sfilacciato dal soffregamento dei palchi di un cervo o di un capriolo sono il preludio alla stagione di caccia.
E poi c’è il tiro obbligatorio, un’operazione sacrosanta che permette di esercitare l’abilità al tiro, prerogativa molto importante ed un’abilità che non solo permette al cacciatore successo nella caccia, ma pure inutili patimenti di eventuali animali selvatici che vengono feriti.
Molti, poi, iniziano con settimane di anticipo a rifornire i propri munt e le proprie baite con le scorte necessarie per trascorrere in tranquillità il periodo di caccia.
Il momento più bello della caccia si riassume con una parola tedesca (non me ne vogliano i seguaci di Dante) che solo chi è cacciatrice o cacciatore riesce a capire: Vorfreude, ovvero “attesa gioiosa”. A seconda dell’animale preferito (da noi cervo, capriolo o camoscio, il cinghiale un po’ meno perché non ancora così presente), da metà giugno a fine agosto sono molti quelli che studiano la preda dei sogni, che molto spesso rimane tale.
Perché, benché si possano forgiare piani infallibili e perfetti, la pratica della caccia riserva ogni anno, o ancor meglio ogni giorno, situazioni sempre nuove, imprevedibili e sorprendenti. Alcune vengono colte, altre passano…
In molti dicono che cacciatori si nasce. Forse un po’ corrisponde. Ma lo si può anche diventare. Questa passione viscerale che contamina tutte le categorie professionali fa parte di un rito che affonda nella notte dei tempi. L’essere umano, che lo si voglia o meno in un periodo in cui gli anticaccia si scagliano a mo’ di hater contro cacciatrici e cacciatori, è, da sempre, un cacciatore ed un raccoglitore (e, aggiungerei per la Valposchiavo, anche un agricoltore). Gente che ama e si identifica nel proprio territorio e che se ne prende cura lungo tutto l’arco dell’anno.
La pratica della caccia ben si sposa con il marchio 100% Valposchiavo. Chi va a caccia, questo marchio lo conosce da tempo. Il consumo di carne, per molti, corrisponde all’acquisto di pregiati pezzi di carne iperconfezionate che spesso, per arrivare a tavola, affronta viaggi transoceanici. Allora ben venga il consumo di carne di selvaggina locale, il culto della filiera corta e la preservazione del prodotto a chilometro zero!
Per molti, sottoscritto compreso, l’attesa della caccia inizia già con l’ultimo giorno di caccia. In pratica, i ricordi, le avventure, le sudate e le delusioni (sì, fanno parte anche quelle) rimangono impressi a lungo nei nostri discorsi e nelle nostre teste. Potersi muovere liberamente per boschi e montagne del canton Grigioni durante la caccia rappresenta una sorta di batteria che ti dà la carica per il resto dell’anno. Una sorta di fuoco sacro che si ravviva di stagione in stagione.
Un caro collega bregagliotto dice spesso: “Ni a cacia fin che si giuan!” In parte è vero. Ma poi, alla fine, con l’età che avanza la passione rimane. Cambia, un po’ alla volta, il modo di vivere la caccia. La passione no: quella resta. Per cui ben venga, finché la salute lo permette, il privilegio di potersi dedicare ad un’attività a pieno contatto con la natura ed il territorio.
Spesso, i ricordi più belli di chi va a caccia stanno nelle camminate al buio, nei respiri affannosi e nella magìa di poter vivere quegli attimi in cui la notte cede il passo al giorno. Le emozioni che si provano ai primi raggi di sole che ti riscaldano dal torpore umido dell’appostamento mattutino sono una sinfonia sempre diversa di colori e profumi che si rinnovano ogni giorno con percezioni e sfumature diverse. Poi, è inutile negarlo, tra i ricordi migliori rimangono le catture. Ognuna simile ma allo stesso tempo diversa, con un fascino che traccia solchi indelebili nel personale album dei ricordi.
Parlando di album, in questi anni non si può non parlare del potere delle immagini. In un mondo in cui le informazioni girano ventiquattr’ore su ventiquattro, le immagini hanno la forza di di catalizzare l’attenzione. Per cui ben vengano le belle foto con il bottino in bella mostra, evitando la presenza di sangue e interiora e lasciando da parte l’arma per mettere al centro l’animale selvatico, rigorosamente con il bruch in bocca (il bruch è un rito contraddistinto dalla posa di un ramoscello nella bocca del capo prelevato che rappresenta l’addio al bosco/alla montagna). Questa è la caccia: rispetto nei confronti del capo prelevato e della natura.
La caccia va promossa soprattutto in questo modo. Da queste righe un accorato appello di pubblicare solo fotografie e filmati che ci mettono tutti in buona luce. I più coraggiosi, poi, sono sempre benvenuti nell’inviare foto e storie ai responsabili del Cacciatore grigione, la rivista che molti sfogliano con piacere pure alle nostre latitudini.
Durante i primi anni di caccia ho avuto il privilegio e la fortuna di conoscere un anziano cacciatore, oriundo poschiavino che è vissuto a lungo in Svizzera tedesca e che la caccia l’ha praticata non solo in Valposchiavo, ma pure in altre zone della Svizzera e in giro per il mondo che, quando lo incontravi, era solito fare questo tipo di augurio: “Cerca la furtüna!”
Ed è proprio questo l’augurio che estendo indistintamente a tutti i seguaci di Diana. Che sia una caccia ricca di avvistamenti, belle avventure e attimi passati in buona compagnia, possibilmente con la fortuna di poter portare a casa la preda dei sogni. Ma, soprattutto, che siano giornate all’insegna del divertimento e, cosa più importante, prive di infortuni. Tornate a casa sani.
Waidmannsheil! In buocha ‘d luf! In bocca al lupo!















Complimenti Lino per l’articolo; hai veramente descritto l’essenza dell’arte venatoria.