Musica, danza, parole: il trittico creativo della Valposchiavo

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La Valposchiavo, un tempo vista come periferia remota e silenziosa, oggi si afferma come uno dei più apprezzati poli culturali delle Alpi. A raccontare questa trasformazione è il giornalista valposchiavino Luca Beti in un approfondito articolo pubblicato su Azione – settimanale della Cooperativa Migros Ticino – che, nella sua edizione del 5 maggio 2025, a pagina 21, racconta di una valle rinata nel segno dell’arte e dell’accoglienza.

Nel suo reportage, Beti tratteggia un paesaggio che va ben oltre quello naturale: una terra in cui le note del jazz si fondono con il silenzio delle montagne, dove musicisti, danzatrici, illustratori e scrittrici trovano rifugio, ispirazione e connessione con la comunità locale. Il tutto grazie a un progetto culturale decennale che ha saputo saldarsi al territorio con rispetto e visione.

L’articolo si apre con un’immagine evocativa: il crepitio del fuoco, il profumo dei pizzoccheri, lingue che si intrecciano dopo un concerto d’avanguardia. Siamo a Poschiavo, e in un palazzo patrizio si respira un senso di condivisione che è tutto fuorché effimero. È questo l’ambiente costruito da Cornelia Müller, visionaria promotrice del festival Uncool e dell’omonimo programma di residenze artistiche. Dopo una vita nelle capitali europee della musica contemporanea, Müller è tornata alle sue radici poschiavine per dare vita a uno spazio di libertà creativa.

Ma la forza della Valposchiavo, sottolinea Beti, sta nel suo pluralismo culturale. Accanto al centro musicale di Müller, troviamo Riverbero, la residenza dedicata alla danza contemporanea fondata da Paola Gianoli, e Lettere dalla Svizzera alla Valposchiavo, voluta da Begoña Feijoó Fariña, che immagina un laboratorio multidisciplinare tra letteratura, traduzione e arti visive.

Non si tratta di episodi isolati, ma di una trasformazione strutturale, dove le residenze sono ormai parte integrante del tessuto locale. A confermarlo è Kaspar Howald, direttore di Graubünden Cultura, che parla della Valposchiavo come di una «terra di residenze», un modello virtuoso di scambio tra centro e periferia.

Non manca, nel racconto di Beti, lo sguardo sul passato. A rendere possibile questa effervescenza è anche l’eredità storica lasciata dall’emigrazione valposchiavina: i maestri pasticcieri che rientrarono in patria con nuove idee e uno spirito cosmopolita, lasciando in dote non solo eleganti palazzi ma anche una mentalità aperta. Un’attitudine che oggi si rinnova con il Premio Wakker conferito dal Patrimonio svizzero, riconoscimento non solo alla bellezza architettonica, ma alla forza culturale e comunitaria della valle.

Marco Travaglia
Caporedattore e membro della Direzione