Intervista a Rafaële Giovanola, coreografa della Cie CocoonDance presto a Poschiavo

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Rafaële Giovanola ©Sabrina Weniger für IDAS NRW

CHORA: una danza che fa politica (Poschiavo, 20-21 settembre)

Rafaële Giovanola, la Cie CocoonDance presenterà il 20-21 settembre 2025 a Poschiavo (Deposito Ferrovia Retica) la performance CHORA, in una settimana particolarmente intensa. In programma avete infatti diverse esibizioni: Hauch #2 (18 settembre, Milano); Standard (23 settembre, Basilea) e Choreia – Un PolyBallet (27 settembre, Mülheim). Inoltre, durante la tournée, inizierà una nuova creazione per Tanzmainz. In previsione della performance CHORA (Poschiavo), ci parli un po’ di sé e della Cie CocoonDance.

Come definirebbe la sua visione della danza?

La danza è il mio mezzo di espressione. È libertà, e ne ho bisogno per sentirmi viva! Ho bisogno di muovermi, di esprimermi attraverso il corpo. Alla parola danza, preferisco però la parola “movimento”: tutti si muovono, il movimento stesso è vita e ogni gesto può diventare coreografia e danza. Ho una grande ammirazione per il corpo e per la capacità espressiva che ha, senza bisogno di ricorrere alle parole. In questo senso, ritengo che sia uno strumento capace di dare molta libertà creativa, e molta libertà agli spettatori di scegliere e interpretare. Trovo che la danza sia estremamente importante e che il suo potenziale non sia affatto chiaro alla maggior parte delle persone, per le quali rimane qualcosa di unicamente estetico. La danza non è solo questo! È qualcosa che libera ed è di vitale importanza per tutti. Mi piace molto il suo potere di avvicinare le persone, di aprire porte e creare ponti. La danza ha un grande potenziale sociale: è festosa e comunicativa, è capace di unire.

Nel corso della sua esperienza, ha sempre messo l’accento su questo aspetto?

La tecnica non è mai stata la cosa più importante, per me: ho sempre messo in primo piano il desiderio di esprimere, di raccontare qualcosa attraverso i miei movimenti. D’altro canto, nutro anche il desiderio costante di scoprire, in ogni progetto, qualcosa di nuovo, un nuovo corpo e concetto di corpo. Cerco di trovare un movimento per me sempre inedito, anche se è praticamente impossibile perché tutto è già stato fatto e creato! Nella compagnia, quando lavoriamo sulla gestualità e sulla fisicità, sulla coreografia e sui movimenti, parliamo sempre della ricerca di un corpo ancora “impensato”: è un corpo che non esiste prima del processo creativo, è un corpo che emerge nel dialogo con i ballerini e che è impossibile immaginare prima.

Come è avvenuta la creazione della Cie CocoonDance?

Molte cose nella mia vita sono avvenute per caso: grazie ad eventi casuali, incontri fortuiti. C’è sempre stata una sorta di intuizione, in tutta la mia carriera e anche CocoonDance nasce da una decisione impulsiva. Avevo il rammarico di non essermi esibita al Palais des Papes di Avignone con Forsythe e quando, diversi anni dopo, andai al Festival di Avignone, decisi con mio marito (il drammaturgo Rainald Endrass) di creare il nostro (primo) spettacolo. Doveva essere solo una performance per realizzare questo sogno, ma è stato così bello che abbiamo continuato e sono passati 25 anni! E gli obiettivi e le sfide… cambiano man mano che andiamo avanti.

Da quel momento, abbiamo impiegato del tempo per trovare il nostro stile personale. Avendo lavorato a lungo con grandi coreografi (avevo 40 anni), ho dovuto liberarmi da questo bagaglio per trovare il mio stile e la mia voce. Ho sempre desiderato trovare una modalità creativa in cui salvaguardare l’improvvisazione, seppur basata su tracce di danza ben definite. E nel corso della residenza triennale al teatro Crochetan a Monthey, tra i vari scopi che ci eravamo posti (creare e far crescere il pubblico per la danza contemporanea nel Vallese, un lavoro pionieristico che ha funzionato), c’era quello di “archiviare” le tracce di danza, perché una volta finita la creazione, tutti i passi si “evaporavano” e venivano dimenticati. Abbiamo così cominciato a creare un “glossario del movimento”, sperimentando e perseguendo una ricerca di tipo fisico, senza prefiggerci un obiettivo preciso. Da quel lavoro è nato Momentum, spettacolo dal grande potenziale.

Da lì, abbiamo adottato un nostro stile e lavorato su questa linea: iniziamo sempre con la ricerca sul movimento, per pensare solo successivamente a ciò che vogliamo realizzare. Con Vis Motrix, dove i danzatori hanno improvvisato sul palco rispettando passi di danza codificati, abbiamo iniziato a scoprire cos’era veramente CocoonDance!

Il suo lavoro sembra avere una dimensione politica

Sì, ora siamo entrati nella terza fase del nostro percorso artistico. Alla ricerca sulla gestualità del corpo impensato, si è aggiunto un aspetto emotivo e politico. La situazione politica attuale non è molto rosea e io sento il bisogno, come artista, di esprimere questo disagio e questo desiderio di stare insieme, di toccarci, sia emotivamente che fisicamente. CHORA (cofinanziata da Pro Helvetia e da Reso – Rete danza svizzera) è il primo spettacolo di questa serie. Abbiamo messo in atto un sistema di co-creazione con un gruppo ristretto di danzatori di lunga data, che lavorano da soli, facendo capo a due tracce del nostro glossario e alle loro risorse individuali. Al momento della realizzazione, sapevamo solo di volere una pièce immersiva, in cui il pubblico e i ballerini condividessero lo stesso spazio. La performance è diventata politica e filosofica, perché racconta che ogni elemento che la compone, che si tratti delle luci, del suono, degli interpreti, degli spettatori… ha il proprio posto, il proprio ruolo, e ogni elemento è indispensabile per poterla far vivere. È una sorta di metafora di un ecosistema ideale, che mostra l’esistenza di uno spazio senza gerarchie, dove tutti hanno la stessa importanza, con ruoli diversi. Il pubblico, man mano, lo capisce: si rende conto che, se si muove, cambia lo spazio; se fa un passo, crea una risonanza dall’altra parte della sala. Il suono, grazie a delle registrazioni, crea poi un ponte tra spazio interno ed esterno, a significare che siamo qui ora, ma facciamo parte di uno spazio molto più ampio che è il mondo, l’universo. Lo spettatore ha la possibilità di avvicinarsi al ballerino o di allontanarsi; può chiedersi e decidere: «Come voglio guardare questo spettacolo?». Per noi è diventato essenziale il fatto di mettere gli spettatori e le spettatrici in questa condizione, in cui sanno chi sono e sono consapevoli di avere un ruolo. Siamo entrati in una nuova fase che ci sta molto a cuore, soprattutto in questo momento in cui la democrazia sta andando in frantumi.

Come si sente nel tornare a Poschiavo?

Ci sono molte cose per le quali sono felice di tornare a Poschiavo. Mi sento molto vicina a Paola Gianoli, di riverbero, con la quale abbiamo una connessione su vari punti. Paola ha dedicato molta energia all’avvicinamento della danza contemporanea, anche lei ha questa volontà di abbattere le barriere e rendere l’arte accessibile a tutti… Abbiamo un po’ lo stesso modo di vedere le cose! Io non faccio arte per chi viene sempre agli spettacoli: mi piace che ci siano persone nuove. Inoltre, siamo già stati a Poschiavo nell’ambito del Festival della danza “Steps”, dove abbiamo messo in scena Runthrough e trovo molto bello e gratificante tornare negli stessi posti… si instaura un rapporto di fiducia. Apprezzo inoltre l’idea di presentare nel Deposito della ferrovia CHORA, coreografia creata per essere riproposta in nuovi spazi. A Poschiavo avremo uno spazio estremamente speciale, dove sentiremo i treni dall’esterno… facendoci sentire dentro ma al contempo anche fuori dalla scena.

Rafaële Giovanola, danzatrice e coreografa svizzera, originaria di Monthey (Vallese), inizia la danza classica da giovane e completa la sua formazione presso l’Accademia Princesse Grâce di Monte Carlo sotto la direzione di Marika Besobrasova. Dopo una lunga carriera di solista al Teatro Regio di Torino, al Ballet Frankfurt con William Forsythe, e al Choreographisches Theater di Pavel Mikuláštik (Freiburg in Breisgau e Bonn), nel 2000 fonda con il drammaturgo Rainald Endrass la Cie CocoonDance, compagnia binazionale (tedesca e svizzera). È inoltre artista associata al Teatro Crochetan a Monthey e responsabile della programmazione di danza al Theater im Ballsaal (Bonn). Insignita di numerosi riconoscimenti, riceve nel 2022 il premio Der Faust per la migliore coreografia dell’anno (Sphynx).

Date
Spettacolo CHORA:
Sabato 20 settembre 2025 | ore 20:30                          
Domenica 21 settembre 2025 | ore 19:00
Durata: 60 minuti circa

Incontro di avvicinamento alla rappresentazione:
45 minuti prima della rappresentazione

Prevendita biglietti:
– Valposchiavo Turismo, Stazione Poschiavo (n. tel. +41 81 839 00 60)
www.riverbero.ch

o alla cassa la sera dello spettacolo

Informazioni sull’evento: www.riverbero.ch
Sulla Cie CocoonDance: CHORA – COCOONDANCE performance