A seguito della lettera aperta dell’Associazione Agricola Poschiavo sull’abbandono progressivo dei pascoli ovini e caprini in Valposchiavo e dopo i gravi fatti avvenuti a Muot Selvas in Engadina Alta, «Il Bernina» ha posto una serie di domande all’Ufficio per la caccia e la pesca del Cantone dei Grigioni sulla gestione del lupo e sulle conseguenze per l’allevamento di montagna.
Le risposte sono giunte a nome di Marcus Caduff, Presidente del Governo e Direttore del Dipartimento dell’economia pubblica e socialità del Cantone dei Grigioni, che si è espresso sui punti sollevati dalla nostra redazione.

Come interpreta l’Ufficio il grave episodio di Muot Selvas (Val Fex), dove una mandria, che era protetta da due o tre pastori e 16 km di recinzioni, ha subito comunque più di 40 animali uccisi e feriti?
L’alpe era protetta da un cosiddetto concetto di protezione aziendale. Ciò significa: i pascoli di Muot Selvas sono suddivisi in diversi settori. Il settore in cui le pecore pascolavano al momento dell’attacco del lupo è considerato non proteggibile. Si tratta di un pascolo ad alta quota, che è recintato, ma non completamente – perché la topografia non lo consente. In questo recinto, a causa della topografia, non è possibile allestire neanche un recinto notturno.
Secondo il concetto di protezione, tali superfici possono essere pascolate con la condizione che esista un piano di emergenza, in base al quale le pecore vengano poi portate in un recinto protetto o condotte a valle, se vi sono predazioni. Se questa misura d’emergenza viene attuata dopo la prima predazione, le relative perdite vengono risarcite secondo l’ordinanza sulla caccia e considerate ai fini della regolazione del lupo.
Se nemmeno le “manuali” strategie di protezione funzionano, su quale base si può ancora chiedere agli agricoltori di sostenere i costi e l’impegno richiesti?
La protezione viene attuata e gestita conformemente alla legislazione sulla caccia e ai concetti esistenti. È chiaro che è associata a molto impegno. Tuttavia non c’è alternativa all’attuazione della protezione.
Quasi tutte le misure di protezione sono finanziate o cofinanziate dalla Confederazione e dal Cantone, e nel quadro dei pagamenti diretti ci sono anche contributi supplementari per la protezione. Le aziende di estivazione con pecore o capre dispongono di un concetto aziendale di protezione che definisce le misure per garantire la protezione (cani da protezione, recinzioni, recinti notturni ecc.).
Una coesistenza tra lupo e uomo presuppone che vi sia una gestione proattiva del lupo, che venga attuata una protezione coerente e che sia finanziata (3 pilastri). Con le modifiche alla legislazione sulla caccia, in vigore dall’inverno 2023, è stato fatto un grande passo nella giusta direzione anche nella gestione del lupo (regolazione preventiva).
Che nonostante tutto si verifichino predazioni, e proprio in questa misura, è molto spiacevole. Con l’attuazione coerente della protezione, molti danni agli animali da reddito sono stati evitati, come dimostra l’insieme del Cantone dei Grigioni. Tuttavia le predazioni non possono essere impedite del tutto nonostante tutte le misure. Per il resto, la gestione del lupo interviene subito in tali casi emergenziali.
Come avete valutato gli effetti socioeconomici ed ecologici dell’abbandono dei pascoli estivi da parte di pecore e capre in Valposchiavo?
La gestione dei nostri alpeggi è di grande importanza. Non si tratta solo della conservazione di un bene culturale e di un paesaggio culturale unico, ma anche di ragioni ecologiche e, non da ultimo, della salvaguardia delle conoscenze di questo mestiere tradizionale.
Siamo quindi dispiaciuti quando i pascoli vengono abbandonati per sempre, perché ciò rappresenta una perdita per la società e per l’ambiente.
Il Cantone dei Grigioni fa tutto il possibile affinché tutti gli alpeggi e tutti i pascoli continuino a essere utilizzati e gestiti. A tale scopo, da diversi anni investe notevoli risorse finanziarie e di personale. L’abbandono definitivo di un alpeggio o di sue parti deve essere solo l’ultima misura.
Avete un monitoraggio ufficiale del numero di alpi che sono state chiuse o ridotte a causa della presenza del lupo?
Una valutazione statistica non è possibile in questo contesto. Il numero delle aziende di estivazione varia di anno in anno per diversi motivi. Oltre alla presenza dei grandi predatori, vi rientrano anche fattori economici e organizzativi, fusioni di alpi e accorpamenti di beni comuni ecc.
Sono attendibili solo le segnalazioni effettivamente disponibili. Tra il 2021 e il 2024, nel Cantone dei Grigioni una grande e due medie alpi ovine sono state abbandonate a causa dei grandi predatori.
Tendenzialmente vengono abbandonate singole superfici di un alpeggio che non possono essere protette dai grandi predatori. Di conseguenza, la superficie pascolata di un alpeggio si riduce. Sull’entità di questo sviluppo non si possono ancora fornire dati attendibili. Secondo il sondaggio citato di seguito, il 6% delle aziende di estivazione ha ridotto la propria superficie di pascolo (stato 2023). Tuttavia non sono possibili indicazioni precise sulle superfici.
Considerate la vostra strategia di coesistenza ancora credibile alla luce di questi eventi? Oppure ritenete che debba essere riconsiderata?
È il percorso attuale, stabilito per legge e quindi da seguire. Il percorso è privo di alternative e politicamente voluto. L’intera concezione nella gestione dei grandi predatori non deve essere messa in discussione a causa di un singolo caso molto spiacevole.
Come intendete reagire al fatto che gli agricoltori si trovano in un vicolo cieco, sebbene seguano le direttive ufficiali?
Ogni singolo caso è tragico e spiacevole. Ma ciò non significa che l’intera concezione non sia efficace e che l’agricoltura nella gestione dei grandi predatori si trovi in un vicolo cieco.
La concezione nella gestione dei grandi predatori è nata nel Cantone dei Grigioni nell’arco di diversi anni ed è tuttora in evoluzione. Nuove conoscenze confluiscono costantemente nella concezione. Anche i concetti aziendali di protezione vengono continuamente arricchiti con le esperienze. Anche in questo caso concreto analizzeremo la situazione, trarremo insegnamenti e cercheremo di introdurre miglioramenti.
Quali misure avete previsto per contrastare le conseguenze indirette dell’abbandono dei pascoli: aumento del rischio di valanghe, incendi boschivi, perdita di biodiversità, chiusura di sentieri alpini?
Come già detto, l’abbandono di un alpeggio o di singoli pascoli è l’ultima misura ed è determinato da diversi fattori. La decisione di abbandonare spetta unicamente ai responsabili dell’alpe. Il Cantone fa di tutto perché questa ultima misura non si verifichi e perché gli alpeggi continuino a essere utilizzati e gestiti. L’impegno di personale e finanziario è aumentato notevolmente con la presenza dei grandi predatori. Anche il carico psicologico del personale e dei responsabili degli alpeggi è nettamente aumentato. Il compito del Cantone è garantire le condizioni quadro affinché gli alpeggi continuino a essere gestiti anche in queste condizioni molto impegnative, in modo che non siano necessarie altre misure, come ad esempio opere di protezione contro le valanghe.
Inoltre, si richiama l’attenzione sull’interpellanza Roffler concernente la promozione della produzione di latte di capra e di pecora (GR RIS). Il Cantone ha promosso e promuove l’allevamento minuto con diverse misure. La valutazione di ulteriori misure di sostegno è in corso – anche in base agli sviluppi da voi menzionati – da tempo con il coinvolgimento di un gruppo di progetto. I lavori si concluderanno ancora quest’anno.
Avete accolto la richiesta dell’Associazione agricola Poschiavo di monitorare ufficialmente lo sviluppo dell’abbandono dei pascoli di montagna? Con quali strumenti e scadenze?
L’Ufficio per l’agricoltura e la geoinformazione (ALG) non è a conoscenza di una simile richiesta.
Nota: Nel 2023 il Cantone ha condotto un ampio sondaggio sugli effetti della presenza dei grandi predatori nel Cantone dei Grigioni. Il sondaggio si basava sul mandato di frazione «Impatto della presenza dei grandi predatori sull’agricoltura», che il Gran Consiglio grigionese ha accolto nella sessione di febbraio 2022. Tutte le aziende agricole e di estivazione del Cantone dei Grigioni hanno potuto esprimersi tramite un sondaggio online. I risultati possono essere consultati qui: La valutazione dell’indagine sui grandi predatori è disponibile.
L’abbandono di singoli pascoli non viene rilevato in dettaglio per motivi amministrativi. In occasione dei controlli di estivazione, tuttavia, tali abbandoni di parti dell’alpe vengono registrati.
Perché le comunità direttamente interessate hanno la sensazione che il problema venga “ignorato a livello politico”? Quali strumenti di partecipazione locale intendete adottare (consultazioni, tavoli permanenti, referendum nelle aree interessate)?
A livello politico, in questo ambito negli ultimi anni è stato fatto molto, dal livello cantonale a quello federale. La politica non ha abbandonato gli agricoltori interessati, ma ha fatto tutto ciò che era legalmente, personalmente e finanziariamente possibile. La problematica è stata riconosciuta da tempo soprattutto dai Cantoni direttamente interessati e anche affrontata attivamente.
Inoltre, la legislazione sulla caccia è stata modificata più volte (una volta la modifica è stata respinta dal popolo), la gestione del lupo è stata continuamente adattata, la protezione del bestiame costantemente sviluppata, grandi risorse di personale e finanziarie sono state impiegate sia dal Cantone che dalla Confederazione.
L’ultima revisione dell’ordinanza sulla caccia risale al 1° febbraio 2025. Con questa revisione la Confederazione si è in gran parte ritirata dall’allevamento e dalla formazione dei cani da protezione. Il Cantone dei Grigioni ha deciso di colmare immediatamente questa lacuna per le aziende agricole del Cantone, mettendo a disposizione i mezzi finanziari necessari per 4 anni. Le direttive sui cani da protezione regolano i dettagli (Wegleitung Herdenschutzhunde GR 2025_DEF.pdf).















Grazie Davide per il tuo intervento!
Sarebbe davvero un peccato dover abbandonare gli alpeggi che i nostri predecessori ci hanno lasciato e che noi con fatica e tanta passione continuiamo a curare.
Arriverà il momento nel quale si dovranno sopprimere i lupi in eccesso.
Bravo Davide
Hai fatto centro!
Speriamo che queste tue giuste affermazioni non rimangano parole al vento!
Leggendo le dichiarazioni ufficiali rimane una domanda fondamentale: a cosa ci portano tutte queste regole, oltre a enormi difficoltà pratiche e costi crescenti per gli allevatori e per i contribuenti?
Gli esempi recenti dimostrano che, nonostante recinzioni chilometriche, pastori e piani di emergenza, il lupo continua a colpire duramente, lasciando decine di animali morti o feriti. È chiaro che la protezione totale non esiste, ma agli agricoltori si chiede comunque di sostenere burocrazia e impegni senza fine, con la promessa di indennizzi che non coprono mai la realtà del danno subito.
Nel frattempo, a livello cantonale, abbiamo bisogno urgente di risorse per la sanità, per i servizi alla popolazione e per sostenere chi vive e lavora in montagna. Invece ci troviamo a finanziare recinti, piani di protezione e regolamenti infiniti, mentre la libertà e la dignità di chi custodisce gli alpeggi si riduce sempre più.
Che senso ha difendere a ogni costo una convivenza “senza alternative”, quando le conseguenze rischiano di essere l’abbandono dei pascoli, la perdita di biodiversità, l’aumento del rischio di valanghe e incendi, e lo scoraggiamento di un mestiere tradizionale che dà valore a tutta la società?
Chi lavora sul terreno merita ascolto vero, non solo piani e regolamenti. Servono soluzioni più concrete, meno ideologia e più realismo.