Quasi mille persone alla Sagra della Castagna di Brusio

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Luce forte, cielo limpido, giacca in mano e maniche rimboccate. Domenica 12 ottobre, alla Sagra della Castagna di Brusio, ai Casai di Campascio, l’estate non aveva ancora firmato la resa. Dalle 10 i partecipanti hanno iniziato a riempire le tavolate e il mercatino, mentre il fumo delle brasché cominciava lentamente a salire. Brusio ha richiamato quasi mille persone – numero da record per una sagra che non promette spettacolo, ma genuinità. E il paese non si è fatto trovare impreparato.

Tutto il cibo servito – minestre, castagne, salsicce, lasagne, dolci e altro – proveniva da aziende locali: bio senza proclami, semplicemente “nostrano” vero. Davide Migliacci dell’agriturismo Miravalle, responsabile della ristorazione, affiancato da Nadir Pedretti, insieme alla cucina del Crott di Poschiavo e a Tiziano Iseppi, hanno curato la selezione delle pietanze, accompagnate dalla birra del birrificio pacifi.ch. Intanto, con le mani annerite, i “Marunat” facevano il loro lavoro come ogni anno: niente folclore esibito, solo castagne incise e girate con metodo.

I visitatori camminavano tra i banchi senza fretta. Non c’era nulla da consumare in velocità, come in qualche festival “instagrammabile” pensato più per essere fotografato che per essere vissuto. Qui, al contrario, c’era piuttosto qualcosa da riconoscere: un gesto che ritorna uguale negli anni, mantenuto senza eccessiva enfasi, ma con fedeltà e dedizione, per il piacere della comunità.

Nel pomeriggio l’abbassarsi della luce e con lei l’abbassarsi della temperatura ha smorzato la sagra verso il suo finire, come i bracieri che uno per volta sono stati lasciati spegnere. La sagra si chiude, Brusio no. Il fuoco si smorza, ma queste buone abitudini – qui – restano accese sotto la cenere.

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