“Vorrei essere una pietra, questa pietra”

0
521

(“Vorrei essere una pietra, questa pietra”) A costo di non essere creduta, questa la dichiarazione d’amore pronunciata da una delle persone che hanno partecipato alla performance di danza “Slowed Landscapes” giovedì 26 giugno a Sondrio: ideata da Moni Wespi e presentata dall’associazione valposchiavina Riverbero, partner del progetto Interreg “Valleys4Actions”.

Prevista nei centrali Giardini Sassi di Sondrio, è stata invece spostata saggiamente nel cortile interno dell’adiacente cinquecentesco Palazzo Sassi de’ Lavizzari, sede del MVSA (Museo Valtellinese di Storia e Arte). Saggiamente perché alla difficilmente sopportabile calura del mezzodì è succeduto uno sferzante e prolungato acquazzone.

Il titolo dello spettacolo potrebbe essere interpretato così: Paesaggi (petrosi) rallentati.

Sull’acciottolato del cortile interno e nell’adiacente ingresso petroso sono state posate per l’occasione pietre artificiali leggere. In dialogo (sì, in dialogo) con queste “umani” travestiti con tute decorate simulanti anche loro pietre. Dialogo con movenze lentissime e ipnotiche. Pietre vive? Certo, dopo tutto queste vagano, rotolando da pendii, mosse dal proprio peso o trasportate dall’acqua, dal ghiaccio o dalle onde del mare. E producono suoni quando cozzano l’una contro l’altra.

Le suggestioni evocate dai cinque danzatori suggerivano agli spettatori di diventare anche loro performer, infilandosi le tute messe a disposizione o anche indossando due tipi di cuffie sonore. La prima riservata agli adulti e la seconda ai bambini: e proprio quest’ultima è stata scelta da chi scrive per un ritorno alle origini. In cuffia, per esempio, l’invito a toccare sassi e terreno e a respirare in modo controllato e consapevole.

Intorno ai danzatori, sempre lentissimamente, si venivano appropriando degli spazi, lasciandoli poi con un moto alternato di inspirazione e di espirazione. Potente il riferimento al mito greco di Sisifo, cui, come pena eterna comminata dagli dei, tocca lo spostamento continuo e vano di un macigno su e giù.

Si diceva dei cinque danzatori: Paola Gianoli di Riverbero e tre “attrici” della Compagnia “Libellule”, guidata da Carlotta Ermacora, partner valtellinese del progetto. Alle quattro donne si è aggiunto il ballerino cubano Yudel Collazo (nel suo curriculum collaborazioni con i Teatri alla Scala e Filodrammatici e con l’Istituto Cervantes di Milano).

Bisogna ricordare poi che Moni Wespi (CH/BE) è una coreografa, art director e visual designer di fama internazionale ed ha operato dal 9 al 19 maggio scorso a Poschiavo in una residenza artistica prevista dal progetto Interreg in corso.

Sempre grazie ad un’altra residenza artistica, questa per iniziativa di “Lettere dalla Svizzera alla Valposchiavo”, partner del progetto, ha operato in giugno in Valposchiavo la illustratrice ed educatrice artistica Malin Widén.

A Sondrio ha esposto una decine di opere in modo molto informale, agganciate da mollette su di un filo da bucato: opere ispirate agli animali, alle piante, al paesaggio valposchiavino, senza la presenza di umani, ma con scorci di edifici da loro realizzati. Acquerello, pastelli a olio e tanti collages le tecniche usate. In uno è ben visibile la collaborazione della figlioletta Sofia (due anni), che ha provato anche a intervenire “mascherata” nell’azione coreutica descritta precedentemente. Da Malin è stato molto apprezzato l’ambiente tranquillo e stimolante, la totale libertà a lei concessa dall’associazione ospitante. E grande soddisfazione le ha suscitato il lavoro con 14 scolari. Le informazioni sul lavoro di preparazione e di realizzazione è stato raccontato molto bene da Anna Capelli a chi scrive e da Lorena Fadda ai lettori del Bernina lo scorso 25 giugno.