Le Prese non è il Far West

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Cari lettori,

chi vive a Le Prese lo sa: in questi giorni la situazione con i treni della Ferrovia Retica è diventata invivibile.

I convogli che arrivano da nord entrano in paese come dei forsennati. È vero, la velocità sarà in regola con la legge, ma rispetto al traffico che c’è, specialmente in queste settimane, è semplicemente fuori da ogni logica.

Il risultato? Ogni secondo treno deve fermarsi d’emergenza o frenare bruscamente, accompagnato da segnali acustici assordanti che rompono la vita quotidiana.

Per chi abita qui è un tormento continuo, una tensione che non ha nulla di normale.

Non posso nemmeno dare la colpa alle macchine che arrivano da sud per la prima volta: gli automobilisti si trovano improvvisamente in una situazione unica, con un treno che corre in mezzo alla carreggiata e addirittura in contromano. È ipocrita riversare la responsabilità su di loro. La verità è che è l’insieme a non funzionare: pianificazione, traffico, velocità e sicurezza.

Non ce l’ho con i macchinisti. Anzi, li capisco: sono sotto enorme pressione. Ma questa pressione non nasce dal nulla. È la conseguenza di una pianificazione sbagliata, fatta da uffici lontani, a centinaia di chilometri da qui, che si ostinano a pianificare orari sempre più stretti, accumulando ritardi su ritardi e scaricando tutto sulle spalle di chi lavora in cabina e di chi vive lungo la linea.

E l’Ufficio tecnico cantonale? Potrebbe intervenire subito, mettendo un segnale a Le Prese sud per fermare le auto per qualche secondo e avvisare della situazione del treno in carreggiata. E invece niente. Tutti sanno che non va, ma si continua a dire: “Nel 2027 forse migliora”. Nel frattempo qui vige solo la regola del più forte.

La soluzione è semplice: rallentare già da metà paese ed entrare in stazione con una velocità adeguata alla realtà. Non servono fischi assordanti, gesti dalla cabina o frenate all’ultimo secondo. Serve solo buon senso.

Fino ad allora? A Le Prese sembra di vivere davvero nel Far West. Abbiamo i treni al posto dei cavalli lanciati al galoppo, i fischi al posto delle pistolettate e i pedoni che saltano da una parte all’altra come nei duelli davanti al saloon. Dateci pure le pistole, perché l’ambientazione è già pronta.

Cordiali saluti da Le Prese,
Flavio Lardi

7 COMMENTI

  1. Oltre a considerare tutti i disagi diurni come segnalato, negli ultimi mesi si è aggiunto tutto il traffico derivato dal cantiere FR a Spinadascio, dove transitano autocarri, scavatrici, dumper da cantiere e quant` altro, tutto su un ponte e una strada agricola assolutamente non in grado di sopportare simili dimensioni e questo non solo di giorno, ma da mesi questo avviene soprattutto di notte per la tranquillità e la felicità di tutta la parte nord di Le Prese. Bastava che l’autorità Comunale imponesse alla FR un accesso al cantiere direttamente dalla strada cantonale, che probabilmente costava anche meno e tutto questo disagio si poteva evitare. Una maggior sensibilità verso la cittadinanza in modo particolare quando i lavori si svolgono di notte sarebbe gradita.

  2. Desidero innanzitutto esprimere la mia piena comprensione per le difficoltà legate al traffico, sia stradale che ferroviario, che coinvolgono in modo particolare la frazione di Le Prese.
    È un tema complesso, che tocca da vicino la qualità della vita dei residenti e la sicurezza di tutti. Osservando i lavori in corso sulla linea ferroviaria a nord del paese, non sembra che questi interventi siano pensati in un’ottica di lungo termine che preveda, ad esempio, lo spostamento della tratta fuori dal centro abitato. Presumo che il progetto sia stato presentato e approvato, verosimilmente anche con il consenso di una parte della cittadinanza.
    Tuttavia, non possiamo ignorare un fatto noto a molti: la Ferrovia Retica, così come Repower, esercitano da sempre una notevole influenza sul territorio. Che siano attori centrali nella vita economica della Valposchiavo è indubbio, ma ciò non dovrebbe tradursi automaticamente in una posizione di dominio sulle scelte che riguardano l’intera collettività.
    In questo contesto, ci si aspetterebbe che la politica, ovvero i nostri rappresentanti eletti,
    giocasse un ruolo di equilibrio e vigilanza. Ma viene il dubbio – e lo dico con rammarico – che talvolta possano entrare in gioco interessi sovrapposti, vista la rilevanza occupazionale che proprio questi due enti rivestono per la nostra valle.
    Aprire un dibattito trasparente e onesto su questi temi è non solo utile, ma necessario. Perché il futuro della Valposchiavo (comune grande e pure quello piccolo) merita decisioni lungimiranti, partecipate e, soprattutto, libere da condizionamenti.

  3. Il traffico in Valposchiavo, avete ragione, é un problema grosso e non sembra appunto che ne abbiamo piena coscienza. Aumentate le frequenze dei treni (e aumenteranno ancora) e troveremo sempre più spesso le barriere chiuse. Aumenta il passaggio di autobus… e tanti sono vuoti! Aumentato sensibilmente il passaggio locale dei camion nei paesi (anche a causa della posizione non baricentrica rispetto alle masse della zona Motta da Miralago).
    Traffico per Livigno che sembrerebbe quest’anno di nuovo aumentato. Biciclette in aumento e sempre più difficili da sorpassare. Il traffico locale, lo dobbiamo ammettere, è pure molto aumentato. E la nostra strada principale H29, specialmente nel fondovalle, sempre quella di 50 anni fa. Non risolte le strettoie a Poschiavo, St. Antonio, Spinadascio, Le Prese e a Brusio. Per di più senza aver costruito nessuna circonvallazione. Un asse di transito nord/sud come il nostro deve avere un’infrastruttura stradale adeguata e questo non é assolutamente il caso nostro.

  4. Bravo Flavio, oramai la RhB la fa da padrone su tutto il territorio, spadroneggiando sui tracciati e sui terreni, fermando macchine per periodi assai lunghi ai passaggi a livello senza nessun riguardo per chi, come loro, sta lavorando. Che provi qualunque automobilista a fermare il treno anche per pochi minuti. La fattura sarebbe elevatissima, mentre, successo a me, a Campocologno si sta fermi fino a 7 minuti per il controllo delle guardie di confine ed il passaggio a livello rimane chiuso.
    La legge è uguale per tutti ma per certi è più uguale che per altri.

  5. Caro Flavio, che dire?

    Capisco il tuo sfogo, mentre condivido meno l’incipit della tua lettera dove citi da subito i treni delle Ferrovia Retica che passano da Le Prese ca. dal 1910, non da ieri, e vengono ora citati come parte di un problema al quale basterebbe contrapporre il buon senso di chi dovrebbe dare indicazioni ai macchinisti su tempi di frenata e la velocità con cui entrano in paese.
    Hai ragione probabilmente sono aumentate le corse dei treni, la loro grandezza, la velocità, la pressione sui macchinisti, ecc… ma non credo purtroppo basti il buon senso.

    Ieri sera mi trovato verso le 18:15 in via Spoltrio, in zona “Plazola” poco dopo il ponte di S. Bartolomeo, e più che nel Far West mi sembrava di essere al Gran Prix di Montecarlo, di fronte a una flotta di veicoli di ogni genere e grandezza che affrontavano in tutta fretta la “chicane” che immette sul rettilineo dei Cortini, mentre da spettatore impotente cercavo invano un varco per attraversare la strada con alla mano mia figlia di 6 anni. Nel 2025, nel pieno centro di Poschiavo, non vi è modo di attraversare in sicurezza la strada cantonale su delle strisce pedonali a partire dall’altezza del Vial da la Stazion (e le strisce lì ci sono da pochi anni), fino all’entrata del paese poco dopo i Curtin (tolte le strisce altezza Croce Bianca, che però non servono allo scopo, in quanto poi da entrambe i lati, sia a nord che a sud, non vi è marciapiede da imboccare). Lasciamo perdere ciò che si vive nel Borgo di Poschiavo dove non è ormai rarità vedere automobili parcheggiate o transitare in pieno giorno dalla piazza comunale, per non parlare della circolazione delle automobili che prevede che ci si possa imbucare in ogni vena del Borgo stesso, a rischio di incastrarsi, tanto sono impraticabili certe vie. Che dire poi delle frazioni, dove come piazza di scambio spesso le automobili sono tenute a salire sul marciapiede, e via dicendo… (su ciò che si vive e vede sul Passo del Bernina, stendo un velo pietoso… quello sì che sta diventando sempre più il Far West, dove i rischi in questo periodo sono piuttosto alti a mio modo di vedere).

    Penso che le criticità legate al traffico in Valposchiavo siano molto più importanti di quanto siamo disposti ad ammettere, e che non via sia una presa di coscienza condivisa a riguardo. Ho un po’ l’impressione che ognuno guardi al proprio orticello (e non mi riferisco a te Flavio che almeno prendi posizione e ti esprimi pubblicamente), e ci si occupi dei sintomi, anziché approfondire le componenti che rendono il problema di natura endemica e non circostanziale.

    Una delle soluzioni a riguardo potrebbe essere la nuova pianificazione locale, che ammetto di conoscere poco. Quel poco che ho letto e visto riguardo al tema della viabilità però mi è sembrato mirare a soluzioni anch’esse circostanziali, più che sistemiche. Forse sbaglio. Alcune proposte le ho trovate addirittura controproducenti e totalmente a sfavore dei pedoni e della popolazione residente, come se le avesse proposte lo stesso burocrate di un ufficio cantonale lontano lontano a cui ti riferivi tu Flavio.

    Concludendo, e spostandomi su un terreno che conosci meglio tu Flavio, prendo spunto da un articolo letto tempo fa che trattava di turismo dove, riassumendo la ciccia in breve, si metteva l’accento sul fatto che si dovrebbe smettere di puntare a “fare le cose” (intervenire sul territorio) per i turisti”, bensì si dovrebbe “fare le cose” per gli abitanti di una località, per la popolazione locale; e questo perché quanto meglio starà la popolazione locale, quanto più ciò che farà star bene la popolazione locale farà star bene di riflesso anche il turista, che troverà qualità di vita nel posto dove andrà, che non è stata creata ad hoc per lui, per la sua visita, in maniera artificiale, bensì una qualità di vita autentica, vissuta dalla popolazione, che a sua volta si riverserà in maniera positiva anche sul turista che cerca posti dove la gente vive bene.

    Il problema del traffico in Valposchiavo, come pure quello annoso del traffico di transito a Le Prese, a mio modesto parere non riguarda quei due mesi d’estate dove ci sono più treni, tanto traffico su strada, e tanti turisti che riempiono gli Hotel della zona; la tematica della viabilità e del traffico in Valposchiavo andrebbe presa alla radice, attraverso interventi mirati, sistematicamente, su tutto l’arco stradale, che favoriscano i pedoni mi sento di sottolineare, e una viabilità sostenibile in termini di sicurezza per tutti, a partire dalla popolazione locale.

    Ma come spesso accade, prima che qualsiasi politico inserisca questo tema impopolare (c’è ancora l’idea probabilmente che proponendo una zona 30km/h a Campocologno si perdano voti, oppure al contrario che togliendola se ne guadagni qualche decina…), c’è bisogno che questo tema diventi popolare, che la gente alzi un po’ la voce e si faccia sentire nei luoghi preposti, presso le autorità competenti (e non solo su questo giornale, come abbiamo fatto noi :-)).