All’ingresso di Le Prese, villaggio a vocazione turistica, è comparso un gigantesco muro di cemento armato voluto dalla Ferrovia Retica, la stessa che gestisce il famoso trenino Rosso del Bernina, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio mondiale.
Un paradosso che lascia senza parole: chi dovrebbe custodire e valorizzare il paesaggio, nel rispetto delle direttive UNESCO, ha invece scelto di deturparlo con un’opera sproporzionata, fredda e del tutto estranea al contesto naturale.
Definirla una scelta incomprensibile è poco: si tratta di un gesto che tradisce lo spirito stesso di Le Prese, dove natura e bellezza dovrebbero essere il vero motore dell’accoglienza turistica. Invece di offrire un biglietto da visita armonioso, ai visitatori viene imposto un muro grigio, destinato con ogni probabilità a diventare bersaglio di imbrattamenti e vandalismi.

È legittimo chiedersi come sia stato possibile approvare un simile progetto e perché non si siano esplorate soluzioni più rispettose, dall’ingegneria naturalistica a rivestimenti compatibili con l’ambiente alpino.
La Ferrovia Retica ha trasformato l’entrata a Le Prese in una ferita di cemento. E questo, in un territorio che vive di turismo e che dovrebbe andare fiero del suo patrimonio naturale e culturale, non può che essere considerato che uno scandalo.
Riccardo Lardi















Perchè non piantare delle piante rampicanti tipo edera o vite canadese lungo il muro? Il verde va sempre bene e in breve tempo ricoprirà il muro.
Infatti….come un pugno in un occhio…orrendo
Condivido pienamente il tuo dissenso e neanche saprei cosa proporre per aggiustare il guaio.
Bravo Riccardo hai centrato in pieno!